Riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio

Il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio

Com’è cambiato il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio con la riforma sulla filiazione, qual è la procedura e “l’insolita” sentenza della Cassazione Civile in tema di maltrattamenti

 

La riforma sulla filiazione

La materia della filiazione è da sempre, uno dei campi più delicati del nostro ordinamento giuridico. In passato, il Codice civile, riportava la distinzione tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio; rispettivamente chiamati, figli legittimi e figli naturali. Con il tempo si è cercato, a volte con grande fatica, di riformare questa distinzione[1].

L’eliminazione della distinzione tra figli “naturali” e “legittimi” ha un significato preciso: il rispetto del principio di eguaglianza ed evitare di creare eventuali pregiudizi nei confronti dei figli, soprattutto per una condizione che deriva dai genitori. Ma non solo. I principi costituzionali stabiliti agli articoli 3 e 30 della Costituzione sono fondamentali. L’articolo 30, nello specifico, assicura ai figli nati fuori dal matrimonio[2] ogni forma di tutela, giuridica e sociale, con i membri della famiglia[3].

L’art. 315 c.c. ha elaborato a pieno questa novella, affermando: “tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico“.

Come si può notare con questa disposizione del Codice civile, l’obiettivo è stato quello di introdurre un principio di unicità dello stato di figlio: l’intera riforma sulla figura dei figli è stata realizzata in una prospettiva di tutela e protezione.

 

Come avviene l’accertamento dello stato di figli nati fuori dal matrimonio

Lo stato di figlio, secondo quanto disposto dall’art. 236, primo comma c.c., avviene con l’atto di nascita.

Questo documento è l’elemento necessario e sufficiente per la titolarità formale della posizione di figlio.

L’atto di nascita si forma con la dichiarazione di nascita, che deve essere eseguita entro dieci giorni, presso il comune in cui è avvenuto il parto, all’ufficiale di stato civile.

È un documento di estrema importanza, perché può essere richiesto nell’arco della vita di una persona, ad esempio per l’indicazione dei suoi dati anagrafici, o quando vengono inserite vicende che incidono sullo stato civile, come il matrimonio.

 

Se manca l’atto di nascita

L’art. 236 c.c., al secondo comma, stabilisce cosa si può fare in mancanza dell’atto di nascita. In questo caso, è possibile provare la filiazione tramite un possesso di stato.

Questo possesso risulta da una serie di fatti, dai quali si può dedurre la relazione di figlio/a col genitore e anche di parentela con la famiglia alla quale si appartiene.

Al fine che ci sia questo possesso, devono essere presenti degli elementi:

  • i figli devono aver ricevuto dal genitore il trattamento di mantenimento, educazione e collocamento;
  • la considerazione di figli nei rapporti sociali e nella famiglia del genitore.

 

Prima della riforma sulla filiazione, era previsto anche un ulteriore elemento, cioè il fatto che il figlio aveva il cognome del padre. Con la nuova disciplina, però, questo aspetto è stato abrogato, tenendo anche conto che oggi, i figli, possono avere il cognome di entrambi i genitori[4] sin dal momento della nascita.

 

Gli effetti del riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio

Il riconoscimento è una dichiarazione formale che una persona fa in merito ad un rapporto biologico di filiazione con un altro soggetto che acquista la qualità di figlio.

É un atto, quindi, che crea diritti e doveri. Ecco perché deve essere:

  • spontaneo;
  • personalissimo, cioè un eventuale procura sarebbe invalida;
  • irrevocabile;
  • puro, cioè senza apposizione di termini e condizioni.

 

Dal riconoscimento, il figlio ha diritto ad essere mantenuto, educato, istruito ed assistito moralmente dai genitori. Ha anche diritto di crescere in una famiglia ed instaurare rapporti con tutti i parenti.

Dall’altra parte i genitori hanno la responsabilità genitoriale di crescere, educare e curare i figli di comune accordo, seguendo anche le sue inclinazioni e le sue aspirazioni.

 

L’“insolita” sentenza della Cassazione Civile: n° 5634 23 febbraio 2023

Questa pronuncia ha ad oggetto una richiesta di rigetto del riconoscimento del figlio. Nello specifico, la ricorrente, nonché madre, ha fatto ricorso in Cassazione affinché non venga data la possibilità all’ex compagno di procedere al riconoscimento del figlio, nato da una loro precedente convivenza.

La donna lamentava di aver subito delle aggressioni durante il periodo vissuto insieme, soprattutto nei mesi della gravidanza.

Il motivo che l’ha spinta a chiedere il rigetto è stato quello di un timore che l’ex compagno potesse avere questi comportamenti anche verso il minore.

La donna, inoltre, riteneva che il suo atteggiamento fosse derivato da un disturbo post traumatico da stress, sviluppatosi durante l’infanzia, in quanto era stato adottato.

La Corte ha rigettato il ricorso della donna e l’ex compagno ha potuto procedere al riconoscimento.

Nelle ipotesi in cui, uno dei due genitori si opponga al riconoscimento dei figli, il giudice deve eseguire un bilanciamento dei due interessi: quello del genitore che vuole riconoscere il proprio figlio/a e quello del minore ad avere la presenza di entrambi i genitori e a non subire un eventuale danneggiamento del suo sviluppo psico-fisico, per non aver mai conosciuto l’altro genitore.

Da questo, la Corte, ha precisato che, il riconoscimento può essere negato solo nel caso in cui potrebbe creare un danno gravissimo verso il minore.

Questo elemento, nel caso portato alla Corte, manca, perché gli episodi di aggressione erano già oggetto di procedimento penale e inoltre qualificati come occasionali.

Come si può notare, di fronte alla volontà del genitore di riconoscere il figlio/a, una condotta violenta, ma non abituale, non è motivo per escluderlo. L’interesse del minore ad avere una regolare presenza di entrambi i genitori è un elemento primario.

Informazioni

Istituzioni di Diritto Civile, a cura di Giuseppe Trabucchi, quarantesima edizione, 2019, Cedam.

Codice Civile, 2024.

[1] Ripercorrendo le principali tappe di questo percorso: una prima riforma si ebbe nel 1975, dove si è introdotta una parificazione tra figli legittimi e figli naturali, ma non in maniera completa. Un passo decisivo si è fatto, invece, con la Legge n. 219 del 2012, intitolata “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali“, completata l’anno dopo, nel 2013. Questa riforma ha rimosso completamente le due denominazioni, figli naturali e figli legittimi; ad oggi si parla solo di figli, senza più distinzione.

[2] Un ulteriore differenza rispetto al passato è che in materia di diritti e doveri verso i figli l’atteggiamento era quello di inserirli sempre all’interno del matrimonio. Anche questo aspetto è stato cambiato, si regola la responsabilità genitoriale a prescindere dal rapporto sussistente tra i genitori, senza più nessun accenno al matrimonio. L’articolo 315 bis c.c. va a delineare un vero e proprio statuto unitario.

[3] La filiazione crea dei rapporti che non sono solo quelli tra genitori-figli, ma molto più ampi, formati dai rapporti con i nonni, gli zii, bisnonni e congiunti.

[4] Per un approfondimento sul tema invito a leggere: Il diritto al cognome materno – DirittoConsenso.