Accordo Italia-Albania sui migranti

L'accordo Italia-Albania sui migranti

Cosa comporta l’accordo Italia-Albania sui migranti per lo Stato albanese e quali sono le caratteristiche e i possibili benefici che i due Stati potranno trarre

 

L’Accordo Italia-Albania sui migranti e la situazione albanese

Prima di parlare dell’accordo tra Italia e Albania sui migranti bisogna fare un’introduzione su questo secondo Stato. L’Albania è una Repubblica Parlamentare dal 29 aprile 1991 e questo implica che la volontà popolare viene espressa tramite elezioni politiche per formare il Parlamento e il Governo, i quali eleggono successivamente il Presidente della Repubblica ogni 5 anni a scrutinio segreto. Questa forma di Stato porta ad avere i tre poteri fondamentali – esecutivo, legislativo e giudiziario – suddivisivi tra di loro tramite organi specifici affinché non vi siano prevaricazioni, ma ci sia un equilibrio di checks and balances[1]. Come ogni altro Stato democratico, anche l’Albania deve votare in Parlamento le leggi e ogni riforma, che saranno in seguito parte integrante del sistema normativo nazionale.

Negli ultimi anni, il nuovo Primo Ministro Edvin Rama[2] ha apportato diverse modifiche sia in fatto di normativa interna sia per quanto riguarda le concessioni internazionali verso Stati esteri o investitori stranieri che vogliono capitalizzare in Albania. Il Primo Ministro Rama non ha mai nascosto il fatto che tra gli obiettivi della sua agenda ci fosse quello di entrare ufficialmente all’interno dell’Unione Europea come Stato membro a tutti gli effetti[3]. Questo quadro generale è necessario per capire che alla base delle leggi che vengono approvate dal Parlamento albanese, vi è la volontà di raggiungere standard e requisiti necessari che ancora oggi mancano per essere uno Stato membro dell’Unione Europea.

Un punto fondamentale da chiarire è il fatto che l’Albania non ha mai dovuto affrontare il problema degli immigrati, ma solo quello degli emigrati. La popolazione albanese è sempre stata caratterizzata da forti flussi migratori in uscita dal proprio territorio verso l’Europa e gli Stati Uniti d’America[4]. È corretto affermare che l’Albania, nonostante la sua posizione geografica strategica, non sia stata mèta di flussi migratori o utilizzata come punto di approdo per spostarsi nel resto dell’Europa da parte dei migranti, a differenza dell’Italia. Le motivazioni di questa mancanza d’interesse sono prettamente economiche poiché l’Albania non viene vista come uno Stato che possa garantire stabilità economica e un futuro migliore per chi lascia paesi poveri o in guerra.

Queste sono le motivazioni per cui l’accordo stipulato tra il premier albanese Rama e la sua omologa italiana, non è stato ben visto e fortemente criticato in Albania, non solo dall’opposizione. Inoltre, è un dato di fatto che l’Albania abbia delle mancanze dal punto di vista legislativo, amministrativo e logistico per gestire i migranti, aspetti in cui lo Stato italiano è fortemente preparato dato che ha una legislazione ben più completa in materia, ha strutture apposite e personale specializzato e qualificato[5].

 

Le caratteristiche dell’accordo bilaterale

L’accordo siglato tra Italia e Albania è stato ufficialmente approvato dal Parlamento albanese con 77 voti a favore su 140 il 22 febbraio[6]. Questo implica che da adesso in poi l’Albania dovrà iniziare i lavori previsti per realizzare il piano per i migranti. Questi dovranno essere accolti presso il territorio albanese, nel porto di Shёngjin e successivamente presso la limitrofa cittadina di Gjadёr.

Il patto firmato tra la Premier Meloni e l’omologo albanese Rama il 9 novembre scorso, implica che tutti i migranti – compresi i richiedenti asilo – che approdano sulle coste italiane o che vengono recuperati in mare dalla guardia costiera italiana, potranno essere dislocati nei centri situati nella costa settentrionale dell’Albania.

Questa partnership sui migranti – approvata dal Senato italiano il 15 febbraio con 93 voti a favore – avrà una durata di dieci anni. Nel porto di Shёngjin sarà stanziato il primo centro – il più piccolo – che servirà da centro identificativo dei migranti all’arrivo sul territorio albanese affinché vengano riconosciuti e schedati, per poi essere trasferiti nella cittadina di Gjadёr dove potranno essere ospitati fino a 3000 migranti.

Come accennato in precedenza, sia la Marina Militare e che la Guardia di Finanza avranno il compito di recuperare e intercettare le imbarcazioni con a bordo i clandestini, che saranno direttamente trasferiti presso i centri albanesi. Una volta terminata la prima fase di identificazione, i migranti[7], indipendentemente dal fatto che abbiano diritto di soggiornare in Italia o meno, verranno in seguito trasferiti sul territorio italiano o per essere accolti o per essere rimpatriati nel paese d’origine[8].

È bene specificare che entrambi i centri che saranno operativi dalla primavera del 2024 e verranno finanziati completamente dallo Stato italiano. Questo non solo perché l’Italia si avvarrà delle proprie forze dell’Ordine nella gestione e nel recupero dei clandestini, ma anche perché tutto il personale all’interno dei centri sarà italiano, e perciò stipendiati dal governo italiano.

Inoltre, all’interno dei centri, anche se situati in Albania, le forze dell’ordine italiane avranno la piena e completa giurisdizione, entro i confini dei centri. Un altro aspetto rilevante è che ogni spesa che riguarderà i centri, i costi di costruzione, l’erogazione dei servizi sanitari previsti ed il trasferimento dei migranti, sarà a carico dell’Italia.

In entrambi i centri vi saranno, in aggiunta al personale militare e civili per il riconoscimento, figure di ausilio come avvocati, consulenti, rappresentanti delle agenzie dell’UE e delle organizzazioni internazionali che si occupano di migranti, affinché si possa fornire la migliore assistenza possibile.

Secondo quanto previsto dall’accordo, nessuno dei migranti potrà lasciare la struttura e uscire liberamente sul territorio locale, altrimenti vi sarà l’intervento delle forze di polizia albanesi per ripotarli all’interno dei centri.

 

I possibili benefici che Italia e Albania possono trarre dall’accordo

Secondo le dichiarazioni rilasciate dai due premier, questo accordo nasce con l’intento di porre fine al traffico di essere umani, ai flussi migratori illegali e soprattutto per regolamentare l’entrata dei migranti in Italia.

Stando a quanto ha affermato il Premier albanese Rama, la scelta di ospitare i centri di smistamento dei migranti in Albania è stata scaturita da un profondo senso di riconoscimento che il popolo albanese ha nei confronti dell’Italia quando ha accolta migliaia di albanesi in fuga da uno Stato lacerato dal comunismo[9]. Permettere di stanziare i due centri dei migranti in Albania sarebbe un modo per potersi sdebitare con l’Italia quando ha accolto, e continua a farlo, tutti gli albanesi che partivano dalle proprie coste in vista di un futuro migliore.

Inoltre, entrambi i premier reputano che questo accordo possa aiutare a consolidare il rapporto tra Italia e Albania e la loro partnership strategica all’interno dell’area balcanica e in vista dell’entrata dell’Albania all’interno dell’Unione Europea. È un dato di fatto che tra le due nazioni ci sia sempre stata una grande collaborazione e un considerevole sostegno, soprattutto da parte italiana.

Nonostante le buone premesse e quelli che dovrebbero essere i punti di forza dell’accordo, rimane il fatto che vi sono eccessivi costi che l’Italia dovrà sostenere e mettere a disposizione dell’Albania per tutta la durata del progetto. Queste specifiche e un’approfondita analisi di quelle che sono le caratteristiche del piano hanno portato a forti critiche e oggi ad una fase di stallo dell’accordo. Infatti,i lavori che dovevano ormai essere a compimento, ad oggi non sono ancora iniziati. Tanti dubbi espressi a gran voce sia da parte delle opposizioni di entrambi i paesi, sia da parte dell’Unione Europea, che per il momento non ha visto di buon occhio questa collaborazione e la decisione di dislocare i migranti in arrivo in Italia verso l’Albania.

Quello che è stato ribadito più volte da entrambi i premier, che hanno fortemente voluto questo accordo, è il fatto che così facendo l’Albania aiuta l’Italia nel gestire i flussi migratori illegali che continuano a invadere le coste italiane. In questo modo, l’Italia dovrebbe avere la possibilità di tenere sotto controllo gli arrivi, poter smistare tutti i migranti che tentano di arrivare in modo illegale sul territorio nazionale e avere così la possibilità di controllare a chi permettere di entrare sul proprio suolo e chi invece dover rimandare indietro nel paese d’origine per la mancanza di requisiti di accesso.

 

Conclusioni

Il legame storico che intercorre tra le due nazioni è un dato di fatto. Non è necessario specificare i consolidati rapporti economici e politici che sono stati volutamente sviluppati nel corso degli anni, rafforzando soprattutto gli scambi commerciali ed anche quelli culturali. I rapporti tra le due nazioni sono stati coltivati e mantenuti sia prima del regime comunista di Enver Hoxha[10] sia per tutto il periodo di transizione che ne è susseguito dopo la caduta nel 1991.

Nonostante i rapporti positivi tra i due Stati, l’Albania ancora oggi affronta il problema migratorio al suo interno con la maggior parte della forza lavoro che decidono di lasciare il territorio e recarsi negli Stati europei per lavorare, grazie alla libertà di circolazione[11]. Attualmente la maggior parte della gioventù albanese non vede nella loro nazione grandi possibilità di crescita e prospettiva di vita che tali da non farli emigrare all’estero[12].

Dal punto di vista italiano, si tratta di tentare di spostare il problema dei migranti sulle coste albanesi per cercare di amministrarlo meglio e provare a gestirlo.

L’accordo è stato approvato dal Senato italiano e dal Parlamento albanese, nonostante le contestazioni dei partiti all’opposizione. Inoltre, anche i cittadini si sono espressi a sfavore dell’accordo, non solo in Italia, ma anche in Albania.

La paura che riscontrano i cittadini albanesi è su come potranno essere gestiti i migranti nel loro territorio e contestano il fatto di aprire centri per migranti che vogliono approdare in Italia e non in Albania. Queste considerazioni non riguardano il fatto di essere grati o meno all’Italia per il sostegno e l’aiuto che ha sempre dimostrato per la popolazione albanese, ma semplicemente analizzare con occhio critico quelle che sono le problematiche dell’accordo. Inoltre, va specificato, che ad oggi l’Albania non è ancora un paese stabile e con gli strumenti e i mezzi per affrontare problematiche così complesse.

Se questo accordo poi è stato siglato e pensato per agevolare l’Albania nel suo percorso di stabilizzazione e associazione per essere uno Stato membro dell’EU, l’Unione si è già espressa in modo scettico così come tutte le ONG che si occupano di migranti e del traffico di essere umani. Sarà da capire come verranno gestiti internamente e quali saranno le ripercussioni per l’Albania, sperando che il percorso per far parte dell’Unione non ne risenta e abbia rallentamenti.

Per ora i benefici, se si possono considerare tali visti i costi considerevoli per mettere in atto il progetto, sono solo dal lato italiano e pochi per quanto riguarda l’Albania. Dovremmo attendere l’attuazione per capire effettivamente quali saranno i vantaggi e se questo accordo avrà successo per entrambi o se invece causerà ulteriori problemi di gestione della situazione sui migranti.

Informazioni

[1] G. Rolla, Elementi di diritto costituzionale comparato, Giuffrè Editore, Milano 2014, Pag. 69.

[2] Biografia del Premier albanese: https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2009_2014/documents/afet/dv/20130916_cvrama_/20130916_cvrama_en.pdf. Da quando è stato nominato premier – dal 15 settembre 2013 – ha messo in atto diverse correzioni legislative. Questo è avvenuto in primis per una volontà di partito e per sua ideologia politica e in seconda battuta perché venivano richieste espressamente da parte dell’Unione Europea affinché l’Albania potesse progredire in fatto di riforma legislativa per potersi avvicinare il più possibile agli standard europei.

[3] L’Albania ha presentato domanda per aderire in UE già nell’aprile del 2009 ed ha ufficialmente ottenuto lo status di paese candidato nel 2014. Per maggiori informazioni sul processo di adesione: Albania – Consilium (europa.eu).

[4] Programma di adesione per la richiesta della green card o carte versa Usa: https://al.usembassy.gov/sq/programi-i-lotarise-amerikane/

[5] Riferimento ai centri di accoglienza e alla gestione dei migranti: https://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/sistema-accoglienza-sul-territorio/centri-limmigrazione.

[6] Sito ufficiale del Parlamento albanese: https://www.parlament.al/kuvendi/historiku.

[7] Per un approfondimento sui termini da usare correttamente in tema di immigrazione rinvio al seguente articolo: Alcune precisazioni sull’immigrazione – DirittoConsenso.

[8] Specifiche del Decreto e la nuova riforma: https://temi.camera.it/leg19/post/OCD15_14945/decreto-immigrazione-cd-cutro-vigore-conversione-norme-urgenti-del-dl-20-2023-che-prevede-misure-speciali-regolare-i-flussi.html.

[9] Infatti, la prima frontiera in cui si sono riversati gli albanesi che fuggivano dall’Albania che era appena diventata democratica, è stata proprio l’Italia. L’esodo albanese del marzo 1991: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/03/04/trentanni-fa-il-primo-esodo-albanese-brindisi-era-la-liberta_19431d2b-61dc-4824-ab11-bb1742d6e378.html.

[10] Riferimenti alla figura di Enver Hoxha e del regime imposto in Albania, al seguente sito: https://www.eastjournal.net/archives/104540.

[11] Normativa sulla libera circolazione: https://ambtirana.esteri.it/sq/servizi-consolari-e-visti/servizi-per-il-cittadino-straniero/visti/liberalizzazione-dei-visti-schengen/.

[12] Dati statistici delle percentuali migratorie in Albania: https://www.instat.gov.al/media/3117/migracioni_n__shqiperi.pdf.