Forma di governo dell'Albania

La forma di governo dell'Albania

Un approfondimento sull’attuale forma di governo dell’Albania: una repubblica parlamentare democratica che rispetta la divisione dei poteri

 

Introduzione alla forma di governo albanese e breve excursus storico

Attualmente l’Albania è una repubblica parlamentare[1]. Questo implica che il principale organo in questo sistema governativo è il Parlamento. Di conseguenza, tutte le leggi che vengono emanate in questa sede regolamentano tutto quello che riguarda la vita politica e non dei cittadini.

Questa forma di governo è subentrata dopo la caduta del regime comunista che è avvenuta tra la fine del 1990 e i primi mesi del 1991, con le prime elezioni democratiche concesse a seguito delle forti pressioni sociali e proteste studentesche. Ovviamente questa è un’altra dimostrazione della forte ondata di cambiamento che ha portato la caduta del muro di Berlino[2].

L’Albania fa parte di quegli Stati che hanno beneficiato del cambio di regime e si giungesse alla democrazia. La volontà popolare era – e continua ad essere così – quella di poter avere una suddivisione dei poteri tra il governo, il Parlamento e il Capo dello Stato, in modo che non ci fosse più una concentrazione di essi in mano ad un singolo o ad una casta di persone scelte. Infatti, il sistema di governo che attualmente vige ancora in Albania, permette una divisione di poteri, in modo che ci sia un bilanciamento e non vi sia una prevaricazione tra i tre poteri fondamentali: esecutivo, legislativo e giudiziario.

Dopo la promulgazione della Costituzione nel 1998[3], che ha reso ufficiale questa forma di governo, si è deciso di servirsi esclusivamente di un Parlamento monocamerale[4], a differenza per esempio di quello che abbiamo in Italia, che prevede Parlamento e Senato per poter promulgare una legge.

Un’altra particolarità della forma di governo dell’Albania è il numero dei deputati che erano e sono rimasti 140 dalla promulgazione della prima Costituzione democratica. Quest’ultimi vengono eletti tramite regolari elezioni parlamentari[5] ogni quattro anni e chi ottiene la maggioranza può salire al governo e quindi governare per la durata prefissata.

Nonostante l’Albania sia stata ed è ancora oggi caratterizzata dalle migrazioni, le elezioni riguardano e si svolgono esclusivamente all’interno del territorio nazionale, la diaspora[6] non ha ancora avuto modo e la possibilità di poter votare tramite le sedi diplomatiche all’estero.

Un’ultima precisazione riguardo il sistema elettorale prima di passare poi a trattare le specifiche della Costituzione e la figura del Presidente della Repubblica. Attualmente il sistema elettorale è un sistema proporzionale che si basa su circoscrizioni regionali. Questo grazie alla modifica sulla legge elettorale avvenuta e approvata dal governo nel dicembre del 2008. Innanzitutto, i seggi vengono ripartiti tra le varie coalizioni che si formano prima delle elezioni, utilizzando la formula D’Hondt[7] e in seguito tra i vari partiti che usano la formula Saint-League. Sono previste due soglie di sbarramento: 5% per le coalizioni e 3% per i singoli partiti che concorrono[8]. In precedenza, il sistema elettorale era un sistema misto proporzionale, la modifica ad un sistema proporzionale regionale con circoscrizioni multi-nominale è avvenuta in seguito, per poi avere quello attuale.

 

Le caratteristiche della Costituzione albanese

Come anticipato in precedenza, l’Albania ha avuto la sua prima Costituzione democratica solo nel 1998, nonostante però il regime comunista fosse caduto nel 1991. Il nuovo testo costituzionale – previo un referendum confermativo – è stato elaborato grazie anche al supporto della Commissione di Venezia[9].

Uno degli aspetti caratterizzanti nel testo, è la definizione dell’Albania come una “repubblica costituzionale parlamentare unitaria”. Proprio questa descrizione fa sì che si delinei una struttura ben precisa di quelli che sono gli organi di governo e le loro funzioni, che ruolo avranno all’interno dello stato albanese. Poiché in precedenza vi era una mancanza e una totale assenza di quelli che erano i diritti fondamentali dell’uomo, quest’ultimi sono stati introdotti tramite la legge nr.7693 del 31 marzo 1993, in aggiunta alla precedente legge nr. 7491/1991. Quello che è di rilevanza, è il fatto che nella seconda parte della nuova Costituzione, i diritti fondamentali e di conseguenza la loro tutela, sono considerati requisiti fondamentali. Infatti, avere previsto quella tipologia di tutela, contraddistingue la nuova Costituzione rispetto a quella precedente e precisa un forte distacco tra il regime comunista e la nascita di un nuovo stato democratico.

Nel testo viene specificato che il Parlamento sarà unicamerale e composto soltanto da 140 membri, i quali hanno il compito di eleggere il Capo dello Stato, il Consiglio dei ministri, il Primo ministro e il suo vice, insieme a tutto il resto dei ministeri. Quindi, dopo la promulgazione della Costituzione e la definizione del sistema governativo in cui il governo si forma dopo le elezioni che permettono la composizione del Parlamento complessivo di 140 deputati, si passa successivamente a definire la tipologia delle elezioni che permettono questa composizione. La turnazione dei deputati avviene ogni quattro anni tramite le elezioni parlamentari che comprendono tutto il territorio circoscritto alla Stato, non la diaspora[10].

Nonostante le varie modifiche che vi sono state, rimane intatta la struttura principale della Costituzione: la prima parte riguarda i diritti fondamentali dei cittadini e i principi su cui si fonda la nuova repubblica mentre la seconda parte tratta della struttura organizzativa dello Stato.

Ovviamente, a salvaguardia della Costituzione e del nuovo regime democratico, vi è la Corte CostituzionaleGjykata Kushtetuese e Republikës së Shqipërisë[11],che ha il compito di verificare che tutte le leggi che vengono votate in Parlamento siano conformi ai principi del testo costituzionale e che non vi sia una prevaricazione di un governo rispetto ad un altro. Quello della Corte è un ruolo fondamentale come strumento di checks and balances. C’è il presidente della Corte stessa, i giudici con a seguito il loro kabinet, e poi tutti i vari consiglieri di ciascun giudice ed infine quattro dipartimenti: questa è la composizione della Corte.

Per quanto riguarda le riforme strutturali, dalla prima promulgazione della Costituzione ci sono state diverse modifiche: tra le più significative ricordiamo quella del 2008 con cui è stato modificato il sistema elettorale. Questa III parte ha abolito ed è andata a sostituire la XII parte, la quale comprendeva quelle che erano le competenze della Commissione elettorale, i limiti del Procuratore Generale della Repubblica e persino l’allargamento dei poteri del Primo Ministro, tra cui la nuova possibilità di poter chiedere lo scioglimento anticipato, in caso di sfiducia, del Parlamento.

 

La figura del Presidente della Repubblica e le sue funzioni  

In Albania il Presidente della Repubblica rappresenta il Capo dello Stato e tutte le sue funzioni sono regolamentate all’interno della Costituzione, tra cui anche la durata del suo mandato quinquennale. Una delle funzioni del Presidente è quella di nominare il Primo ministro, sempre su quelle che sono le indicazioni della colazione vincitrice delle elezioni, che successivamente deve presentarsi in Parlamento per ottenere la conferma entro dieci giorni dalla nomina. Nel caso in cui questo non dovesse avvenire, allora il Presidente può nominare un nuovo Primo ministro che si dovrà presentare con il governo in Parlamento. Se il Parlamento non conferma la scelta del Primo ministro proposto, allora il Capo dello Stato, può decidere di eleggerlo direttamente entro i successivi dieci giorni.

A differenza del Primo ministro che si può ricandidare alle elezioni parlamentare, il Presidente della Repubblica può essere rieletto solo una volta, sempre a scrutinio segreto e con una maggioranza qualificata[12]con i tre quinti degli aventi diritto al voto (su un totale di 140 deputati).

Inoltre, il Presidente può sciogliere l’Assemblea parlamentare secondo quanto stabilito all’art. 96 della Costituzione. Oltre a questa funzione, il Capo dello Stato, ha il compito di garantire il rispetto della Costituzione ed è a capo delle Forze armate – stesse funzioni che competono anche al Presidente italiano per esempio.

Un’altra funzione è quella di poter inviare alla Camera, può indire nuove elezioni e decide di fissare una prima riunione. Inoltre promulga le leggi che vengono votate in Parlamento ed emana decreti. In collaborazione con il Primo ministro, nomina i rappresentanti diplomatici che hanno la funzione di rappresentare lo Stato all’estero e può anche firmare i trattati internazionali proposti dal premier[13]. È sempre compito del Presidente poter concedere la grazia, in casi specifici, e nominare il capo dell’intelligence[14]. Le funzioni del Capo dello Stato albanese sono molto simili a quelle degli altri Presedenti di Stati democratici, come per esempio quello italiano con il quale ci sono molte similitudini.

 

Conclusioni   

Questa breve analisi del sistema governativo albanese aiuta a comprendere che dopo la caduta del regime comunista, l’Albania sta tentando di diventare a tutti gli effetti uno stato democratico. Rimane però uno Stato ancora in transizione e sotto continue verifiche da parte degli organi competenti europei per portare a termine l’adesione come Stato membro. Proprio per impegnarsi maggiormente in questo percorso integrativo, è stata istituita una specifica struttura super partes per poter controllare e combattere la corruzione e il crimine organizzato – SPAK[15].

In questo sistema governativo rimane molto attivo il ruolo del Parlamento, motivo per cui le elezioni parlamentari[16] che si svolgono ogni cinque anni sono molto importanti e fondamentali per capire che tipo di politiche e riforme verranno attuate, come per esempio la grande riforma del 2008. Un limite è anche il fatto di avere un governo monocamerale poiché chi detiene la maggioranza in Parlamento, può proporre delle leggi che sicuramente verranno votate e che apporteranno cambiamenti e modifiche al testo costituzionale, che da questo punto di vista è da considerarsi fragile e che necessita di una forte tutela, che la Corte Costituzionale si prefigge di fare.

Infine, tutti gli Stati dei Balcani dopo la Caduta del Muro di Berlino vengono osservati attentamente in quelli che sono tutti i processi democratici e molti di loro, tra cui l’Albania, sono ancora in transizione poiché i criteri democratici non sono ancora sufficientemente rispettati e quindi sotto l’osservazione di organi internazionali, come la sopracitata Commissione di Venezia.

Informazioni

Inserisci qui la bibliografia

[1] Definizione: “Forma di governo in cui l’autorità politica è affidata al Parlamento da più collegi elettorali suddivisi in tutto il paese”.

[2] Dati storici dell’evento: https://www.berlin.de/mauer/it/storia/apertura-del-muro/.

[3] Riferimento al sito ufficiale: https://leg16.camera.it/561?appro=261&Albania%3A+scheda-paese+politico.

[4] Teoria del Parlamento monocamerale: https://www.costituzionalismo.it/wp-content/uploads/3-2022-1.-De-Fiores.pdf.

[5] L’Albania è prossima alle elezioni parlamentari che sono state programmate per il prossimo 11 maggio.

[6] Implica la dispersione di un popolo dal territorio di origine, abbandonando la proprio madre patria.

[7]  Specifiche del sistema elettorale che seguono questo tipo di formula: https://www.polyas.it/glossario-elettorale/metodo-d-hondt.

[8] In precedenza, il sistema elettorale era un sistema misto proporzionale, la modifica ad un sistema proporzionale regionale con circoscrizioni multi-nominale è avvenuta in seguito, per poi avere quello attuale.

[9] Caratteristiche principali e funzioni della Commissione di Venezia al link: https://www.venice.coe.int/WebForms/pages/?p=01_Presentation&lang=IT.

[10] Va specificato che, quando è stata promulgato la nuova Costituzione, il popolo albanese risiedeva tutto circoscritto all’interno dei confini dello Stato, pochissimi erano i cittadini che risiedevano all’estero, a differenza di quello che avviene oggi, in cui la diaspora albanese è molto più estesa a livello mondiale, non solo europeo.

[11] Sito ufficiale della Corte Costituzionale https://www.gjk.gov.al/

[12] Definizione di maggioranza qualificata: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:qualified_majority#:~:text=La%20maggioranza%20qualificata%20(MQ)%20corrisponde,sul%20funzionamento%20dell’Unione%20europea.

[13] In relazione al tema dei trattati internazionali, l’accordo Italia-Albania è di grande attualità. Per un approfondimento: L’accordo Italia-Albania sui migranti – DirittoConsenso.

[14] In Albania i servizi segreti sono definiti SHISH https://shish.gov.al/.

[15] Struktura e Posaçme kunder Korrupsionit dhe Krimit te organizuar https://spak.gov.al/

[16] Le prossime elezioni Parlamentari si terranno l’11 maggio https://www.osce.org/odihr/elections/albania/584619


Accordo Italia-Albania sui migranti

L'accordo Italia-Albania sui migranti

Cosa comporta l’accordo Italia-Albania sui migranti per lo Stato albanese e quali sono le caratteristiche e i possibili benefici che i due Stati potranno trarre

 

L’Accordo Italia-Albania sui migranti e la situazione albanese

Prima di parlare dell’accordo tra Italia e Albania sui migranti bisogna fare un’introduzione su questo secondo Stato. L’Albania è una Repubblica Parlamentare dal 29 aprile 1991 e questo implica che la volontà popolare viene espressa tramite elezioni politiche per formare il Parlamento e il Governo, i quali eleggono successivamente il Presidente della Repubblica ogni 5 anni a scrutinio segreto. Questa forma di Stato porta ad avere i tre poteri fondamentali – esecutivo, legislativo e giudiziario – suddivisivi tra di loro tramite organi specifici affinché non vi siano prevaricazioni, ma ci sia un equilibrio di checks and balances[1]. Come ogni altro Stato democratico, anche l’Albania deve votare in Parlamento le leggi e ogni riforma, che saranno in seguito parte integrante del sistema normativo nazionale.

Negli ultimi anni, il nuovo Primo Ministro Edvin Rama[2] ha apportato diverse modifiche sia in fatto di normativa interna sia per quanto riguarda le concessioni internazionali verso Stati esteri o investitori stranieri che vogliono capitalizzare in Albania. Il Primo Ministro Rama non ha mai nascosto il fatto che tra gli obiettivi della sua agenda ci fosse quello di entrare ufficialmente all’interno dell’Unione Europea come Stato membro a tutti gli effetti[3]. Questo quadro generale è necessario per capire che alla base delle leggi che vengono approvate dal Parlamento albanese, vi è la volontà di raggiungere standard e requisiti necessari che ancora oggi mancano per essere uno Stato membro dell’Unione Europea.

Un punto fondamentale da chiarire è il fatto che l’Albania non ha mai dovuto affrontare il problema degli immigrati, ma solo quello degli emigrati. La popolazione albanese è sempre stata caratterizzata da forti flussi migratori in uscita dal proprio territorio verso l’Europa e gli Stati Uniti d’America[4]. È corretto affermare che l’Albania, nonostante la sua posizione geografica strategica, non sia stata mèta di flussi migratori o utilizzata come punto di approdo per spostarsi nel resto dell’Europa da parte dei migranti, a differenza dell’Italia. Le motivazioni di questa mancanza d’interesse sono prettamente economiche poiché l’Albania non viene vista come uno Stato che possa garantire stabilità economica e un futuro migliore per chi lascia paesi poveri o in guerra.

Queste sono le motivazioni per cui l’accordo stipulato tra il premier albanese Rama e la sua omologa italiana, non è stato ben visto e fortemente criticato in Albania, non solo dall’opposizione. Inoltre, è un dato di fatto che l’Albania abbia delle mancanze dal punto di vista legislativo, amministrativo e logistico per gestire i migranti, aspetti in cui lo Stato italiano è fortemente preparato dato che ha una legislazione ben più completa in materia, ha strutture apposite e personale specializzato e qualificato[5].

 

Le caratteristiche dell’accordo bilaterale

L’accordo siglato tra Italia e Albania è stato ufficialmente approvato dal Parlamento albanese con 77 voti a favore su 140 il 22 febbraio[6]. Questo implica che da adesso in poi l’Albania dovrà iniziare i lavori previsti per realizzare il piano per i migranti. Questi dovranno essere accolti presso il territorio albanese, nel porto di Shёngjin e successivamente presso la limitrofa cittadina di Gjadёr.

Il patto firmato tra la Premier Meloni e l’omologo albanese Rama il 9 novembre scorso, implica che tutti i migranti – compresi i richiedenti asilo – che approdano sulle coste italiane o che vengono recuperati in mare dalla guardia costiera italiana, potranno essere dislocati nei centri situati nella costa settentrionale dell’Albania.

Questa partnership sui migranti – approvata dal Senato italiano il 15 febbraio con 93 voti a favore – avrà una durata di dieci anni. Nel porto di Shёngjin sarà stanziato il primo centro – il più piccolo – che servirà da centro identificativo dei migranti all’arrivo sul territorio albanese affinché vengano riconosciuti e schedati, per poi essere trasferiti nella cittadina di Gjadёr dove potranno essere ospitati fino a 3000 migranti.

Come accennato in precedenza, sia la Marina Militare e che la Guardia di Finanza avranno il compito di recuperare e intercettare le imbarcazioni con a bordo i clandestini, che saranno direttamente trasferiti presso i centri albanesi. Una volta terminata la prima fase di identificazione, i migranti[7], indipendentemente dal fatto che abbiano diritto di soggiornare in Italia o meno, verranno in seguito trasferiti sul territorio italiano o per essere accolti o per essere rimpatriati nel paese d’origine[8].

È bene specificare che entrambi i centri che saranno operativi dalla primavera del 2024 e verranno finanziati completamente dallo Stato italiano. Questo non solo perché l’Italia si avvarrà delle proprie forze dell’Ordine nella gestione e nel recupero dei clandestini, ma anche perché tutto il personale all’interno dei centri sarà italiano, e perciò stipendiati dal governo italiano.

Inoltre, all’interno dei centri, anche se situati in Albania, le forze dell’ordine italiane avranno la piena e completa giurisdizione, entro i confini dei centri. Un altro aspetto rilevante è che ogni spesa che riguarderà i centri, i costi di costruzione, l’erogazione dei servizi sanitari previsti ed il trasferimento dei migranti, sarà a carico dell’Italia.

In entrambi i centri vi saranno, in aggiunta al personale militare e civili per il riconoscimento, figure di ausilio come avvocati, consulenti, rappresentanti delle agenzie dell’UE e delle organizzazioni internazionali che si occupano di migranti, affinché si possa fornire la migliore assistenza possibile.

Secondo quanto previsto dall’accordo, nessuno dei migranti potrà lasciare la struttura e uscire liberamente sul territorio locale, altrimenti vi sarà l’intervento delle forze di polizia albanesi per ripotarli all’interno dei centri.

 

I possibili benefici che Italia e Albania possono trarre dall’accordo

Secondo le dichiarazioni rilasciate dai due premier, questo accordo nasce con l’intento di porre fine al traffico di essere umani, ai flussi migratori illegali e soprattutto per regolamentare l’entrata dei migranti in Italia.

Stando a quanto ha affermato il Premier albanese Rama, la scelta di ospitare i centri di smistamento dei migranti in Albania è stata scaturita da un profondo senso di riconoscimento che il popolo albanese ha nei confronti dell’Italia quando ha accolta migliaia di albanesi in fuga da uno Stato lacerato dal comunismo[9]. Permettere di stanziare i due centri dei migranti in Albania sarebbe un modo per potersi sdebitare con l’Italia quando ha accolto, e continua a farlo, tutti gli albanesi che partivano dalle proprie coste in vista di un futuro migliore.

Inoltre, entrambi i premier reputano che questo accordo possa aiutare a consolidare il rapporto tra Italia e Albania e la loro partnership strategica all’interno dell’area balcanica e in vista dell’entrata dell’Albania all’interno dell’Unione Europea. È un dato di fatto che tra le due nazioni ci sia sempre stata una grande collaborazione e un considerevole sostegno, soprattutto da parte italiana.

Nonostante le buone premesse e quelli che dovrebbero essere i punti di forza dell’accordo, rimane il fatto che vi sono eccessivi costi che l’Italia dovrà sostenere e mettere a disposizione dell’Albania per tutta la durata del progetto. Queste specifiche e un’approfondita analisi di quelle che sono le caratteristiche del piano hanno portato a forti critiche e oggi ad una fase di stallo dell’accordo. Infatti,i lavori che dovevano ormai essere a compimento, ad oggi non sono ancora iniziati. Tanti dubbi espressi a gran voce sia da parte delle opposizioni di entrambi i paesi, sia da parte dell’Unione Europea, che per il momento non ha visto di buon occhio questa collaborazione e la decisione di dislocare i migranti in arrivo in Italia verso l’Albania.

Quello che è stato ribadito più volte da entrambi i premier, che hanno fortemente voluto questo accordo, è il fatto che così facendo l’Albania aiuta l’Italia nel gestire i flussi migratori illegali che continuano a invadere le coste italiane. In questo modo, l’Italia dovrebbe avere la possibilità di tenere sotto controllo gli arrivi, poter smistare tutti i migranti che tentano di arrivare in modo illegale sul territorio nazionale e avere così la possibilità di controllare a chi permettere di entrare sul proprio suolo e chi invece dover rimandare indietro nel paese d’origine per la mancanza di requisiti di accesso.

 

Conclusioni

Il legame storico che intercorre tra le due nazioni è un dato di fatto. Non è necessario specificare i consolidati rapporti economici e politici che sono stati volutamente sviluppati nel corso degli anni, rafforzando soprattutto gli scambi commerciali ed anche quelli culturali. I rapporti tra le due nazioni sono stati coltivati e mantenuti sia prima del regime comunista di Enver Hoxha[10] sia per tutto il periodo di transizione che ne è susseguito dopo la caduta nel 1991.

Nonostante i rapporti positivi tra i due Stati, l’Albania ancora oggi affronta il problema migratorio al suo interno con la maggior parte della forza lavoro che decidono di lasciare il territorio e recarsi negli Stati europei per lavorare, grazie alla libertà di circolazione[11]. Attualmente la maggior parte della gioventù albanese non vede nella loro nazione grandi possibilità di crescita e prospettiva di vita che tali da non farli emigrare all’estero[12].

Dal punto di vista italiano, si tratta di tentare di spostare il problema dei migranti sulle coste albanesi per cercare di amministrarlo meglio e provare a gestirlo.

L’accordo è stato approvato dal Senato italiano e dal Parlamento albanese, nonostante le contestazioni dei partiti all’opposizione. Inoltre, anche i cittadini si sono espressi a sfavore dell’accordo, non solo in Italia, ma anche in Albania.

La paura che riscontrano i cittadini albanesi è su come potranno essere gestiti i migranti nel loro territorio e contestano il fatto di aprire centri per migranti che vogliono approdare in Italia e non in Albania. Queste considerazioni non riguardano il fatto di essere grati o meno all’Italia per il sostegno e l’aiuto che ha sempre dimostrato per la popolazione albanese, ma semplicemente analizzare con occhio critico quelle che sono le problematiche dell’accordo. Inoltre, va specificato, che ad oggi l’Albania non è ancora un paese stabile e con gli strumenti e i mezzi per affrontare problematiche così complesse.

Se questo accordo poi è stato siglato e pensato per agevolare l’Albania nel suo percorso di stabilizzazione e associazione per essere uno Stato membro dell’EU, l’Unione si è già espressa in modo scettico così come tutte le ONG che si occupano di migranti e del traffico di essere umani. Sarà da capire come verranno gestiti internamente e quali saranno le ripercussioni per l’Albania, sperando che il percorso per far parte dell’Unione non ne risenta e abbia rallentamenti.

Per ora i benefici, se si possono considerare tali visti i costi considerevoli per mettere in atto il progetto, sono solo dal lato italiano e pochi per quanto riguarda l’Albania. Dovremmo attendere l’attuazione per capire effettivamente quali saranno i vantaggi e se questo accordo avrà successo per entrambi o se invece causerà ulteriori problemi di gestione della situazione sui migranti.

Informazioni

[1] G. Rolla, Elementi di diritto costituzionale comparato, Giuffrè Editore, Milano 2014, Pag. 69.

[2] Biografia del Premier albanese: https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2009_2014/documents/afet/dv/20130916_cvrama_/20130916_cvrama_en.pdf. Da quando è stato nominato premier – dal 15 settembre 2013 – ha messo in atto diverse correzioni legislative. Questo è avvenuto in primis per una volontà di partito e per sua ideologia politica e in seconda battuta perché venivano richieste espressamente da parte dell’Unione Europea affinché l’Albania potesse progredire in fatto di riforma legislativa per potersi avvicinare il più possibile agli standard europei.

[3] L’Albania ha presentato domanda per aderire in UE già nell’aprile del 2009 ed ha ufficialmente ottenuto lo status di paese candidato nel 2014. Per maggiori informazioni sul processo di adesione: Albania – Consilium (europa.eu).

[4] Programma di adesione per la richiesta della green card o carte versa Usa: https://al.usembassy.gov/sq/programi-i-lotarise-amerikane/

[5] Riferimento ai centri di accoglienza e alla gestione dei migranti: https://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/sistema-accoglienza-sul-territorio/centri-limmigrazione.

[6] Sito ufficiale del Parlamento albanese: https://www.parlament.al/kuvendi/historiku.

[7] Per un approfondimento sui termini da usare correttamente in tema di immigrazione rinvio al seguente articolo: Alcune precisazioni sull’immigrazione – DirittoConsenso.

[8] Specifiche del Decreto e la nuova riforma: https://temi.camera.it/leg19/post/OCD15_14945/decreto-immigrazione-cd-cutro-vigore-conversione-norme-urgenti-del-dl-20-2023-che-prevede-misure-speciali-regolare-i-flussi.html.

[9] Infatti, la prima frontiera in cui si sono riversati gli albanesi che fuggivano dall’Albania che era appena diventata democratica, è stata proprio l’Italia. L’esodo albanese del marzo 1991: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/03/04/trentanni-fa-il-primo-esodo-albanese-brindisi-era-la-liberta_19431d2b-61dc-4824-ab11-bb1742d6e378.html.

[10] Riferimenti alla figura di Enver Hoxha e del regime imposto in Albania, al seguente sito: https://www.eastjournal.net/archives/104540.

[11] Normativa sulla libera circolazione: https://ambtirana.esteri.it/sq/servizi-consolari-e-visti/servizi-per-il-cittadino-straniero/visti/liberalizzazione-dei-visti-schengen/.

[12] Dati statistici delle percentuali migratorie in Albania: https://www.instat.gov.al/media/3117/migracioni_n__shqiperi.pdf.


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