Consiglio Europeo

Il Consiglio Europeo

Quali sono gli scopi e le funzioni del Consiglio Europeo? Analisi delle attività e dei lavori di questa importante istituzione nell’assetto governativo dell’Unione Europea

 

Come si è formato il Consiglio Europeo?

La storia del Consiglio Europeo riflette l’evoluzione dell’Unione Europea come organismo sovranazionale, a partire dalla firma della Dichiarazione Schuman del 1950, che sanciva la nascita della CECA.

L’istituzione di questo organo risale al vertice di Parigi del dicembre 1974, organizzato dal presidente Valéry Giscard d’Estaing, con l’intenzione di creare una sede informale di discussione tra i Capi di Stato o di governo. In seguito, il neonato Consiglio Europeo si riunì per la prima volta a Dublino nel marzo 1975.

La seconda tappa fondamentale nella storia di questo organo è l’Atto unico europeo (AUE), il cui testo di legge istituisce in primo luogo il mercato interno, che prevede la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, ed estende la pratica del voto a maggioranza qualificata in seno al processo decisionale nell’ambito del Consiglio. Inoltre, l’AUE fornisce finalmente al Consiglio Europeo una base giuridica solida, formalizzando in un testo ufficiale le riunioni dei capi di Stato o di governo.

Il trattato di Maastricht del 1992 rimodella l’Unione Europea come la conosciamo oggi, basata su un pilastro “comunitario” allargato. Esso crea l’unione economica e monetaria, ed istituisce due nuovi pilastri: la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (GAI). Nei confronti del Consiglio Europeo, il trattato vi attribuisce uno status formale, stabilendo che esso dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti politici generali.

A partire dal 1996, viene stabilito che il Consiglio Europeo si riunisca quattro volte all’anno e dal 2003, tali riunioni si tengono a Bruxelles.

I trattati di Nizza e Lisbona, riformando l’assetto governativo dell’Unione, hanno introdotto anche alcune significative novità in senso al Consiglio Europeo: l’estensione del ricorso al voto a maggioranza qualificata e l’introduzione del principio di cooperazione rafforzata tra gli Stati membri; il Consiglio Europeo diventa, dunque, un’istituzione a pieno titolo con un proprio presidente. In precedenza infatti, esso era soltanto un organo informale e l’incarico di capo del Consiglio Europeo non era ufficiale. Tale ruolo era svolto dal capo di Stato o di governo dello Stato membro che esercitava la presidenza di turno del Consiglio dell’UE.

 

La composizione del Consiglio Europeo

Attualmente, il Consiglio Europeo è una delle sette istituzioni dell’Unione ed è composto dai leader dei 27 Stati membri, dal suo Presidente e dal Presidente della Commissione Europea[1], che, insieme, determinano le priorità e gli orientamenti politici dell’UE sia nel breve che nel lungo termine, definendo così l’agenda politica.

L’attuale Presidente è il belga Charles Michel, che ha ricevuto il mandato il 1° dicembre 2019: il mandato alla presidenza è di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. Tra i vari compiti assegnati al Presidente, quello più importante è la rappresentanza dell’UE verso il mondo esterno.

La definizione dell’agenda politica avviene in occasione delle riunioni del Consiglio Europeo, mediante l’adozione di conclusioni, in cui si individuano specifiche questioni di interesse per l’UE e si definiscono determinate azioni da intraprendere o obiettivi da raggiungere. Le conclusioni del Consiglio Europeo possono inoltre fissare i termini entro i quali giungere a un accordo su un determinato punto o presentare proposte legislative. Il Consiglio Europeo non negozia né adotta atti legislativi.

 

Gli scopi e le funzioni del Consiglio Europeo

Il Consiglio Europeo definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’UE e stabilisce l’agenda strategica dell’Unione sia nel breve che nel lungo termine.

Nelle sue riunioni adotta atti che vengono chiamati “conclusioni”, che individuano questioni problematiche e le azioni da intraprendere.

Nella definizione degli orientamenti politici, il compito principale di quest’organo è la strutturazione del cosiddetto Semestre europeo, ovvero il ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio dell’UE. Sebbene inizialmente fosse principalmente un esercizio economico, il Semestre europeo si è evoluto nel tempo, integrando altri settori d’intervento pertinenti.

Il Semestre europeo mira a:

  • contribuire ad assicurare convergenza e stabilità nell’UE;
  • contribuire ad assicurare finanze pubbliche sane;
  • promuovere la crescita economica;
  • prevenire squilibri macroeconomici eccessivi nell’UE;
  • monitorare l’attuazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza;
  • coordinare e monitorare le politiche occupazionali e sociali;

 

Questo processo di coordinamento delle politiche socioeconomiche si svolge annualmente, interessando i mesi novembre-luglio.

Tra tutte le riunioni che si tengono durante l’anno, due sono particolarmente rilevanti: a marzo, il Consiglio Europeo fornisce orientamenti politici sulla base dell’analisi annuale della crescita e delle analisi e conclusioni del Consiglio dell’UE; a giugno, approva la versione definitiva delle raccomandazioni specifiche per Paese, che stabiliscono le priorità di ciascuno Stato membro per i successivi 12-18 mesi.

Ai sensi dell’articolo 68 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), spetta al Consiglio Europeo definire gli orientamenti strategici nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Ciò è stato tradotto in pratica per la prima volta con gli ultimi orientamenti, adottati nel giugno 2014, che sono stati sviluppati in linea con le priorità dell’agenda strategica e riguardano aspetti quali il controllo delle frontiere, la politica in materia di migrazione e asilo, e la cooperazione giudiziaria e di polizia.

Ogni cinque anni il Consiglio Europeo adotta un'”Agenda Strategica”, in cui si delineano i settori prioritari che richiedono l’azione e l’attenzione a più lungo termine dell’UE e le modalità con cui realizzare tali obiettivi.

Nella riunione del 20 giugno 2019, il Consiglio Europeo ha concordato un’agenda strategica per il periodo 2019-2024, incentrata su quattro priorità principali[2].

I leader dell’UE stanno attualmente discutendo le priorità future per la prossima agenda strategica 2024-2029 (che dovrebbe essere adottato nel giugno 2024) e le questioni relative alle politiche, al finanziamento e al processo decisionale.

 

Procedure e valore giuridico delle conclusioni del Consiglio Europeo

Il Consiglio Europeo può convocare riunioni:

  • formali,
  • informali e
  • straordinarie, secondo necessità.

 

All’inizio di ogni riunione, il Presidente del Parlamento europeo è invitato a riportare il parere della sua istituzione sulle questioni che il Consiglio affronterà. Anche l’alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza partecipa ai lavori del Consiglio Europeo ma non ne è membro, così come il Presidente della Banca centrale europea, che può essere invitato a partecipare alle discussioni sulle questioni economiche e finanziarie. Altri possibili ospiti includono il Segretario Generale della NATO e il Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Riunioni formali

Secondo quanto specificato nel TFUE, i leader dell’UE si riuniscono almeno quattro volte all’anno, solitamente a marzo, giugno, ottobre e dicembre. Le riunioni, indicate spesso come “vertici europei”, si svolgono di solito in due giorni, un giovedì e un venerdì.

Riunioni informali

Tali incontri hanno solitamente lo scopo di procedere con tempestività allo scambio di opinioni su temi urgenti, senza prendere decisioni formali. Le riunioni informali possono essere organizzate a Bruxelles o in altri luoghi, ad esempio nel Paese che esercita la presidenza di turno del Consiglio dell’UE.

Riunioni straordinarie

Qualora circostanze eccezionali richiedano decisioni urgenti da parte dei leader, il Presidente può convocare riunioni straordinarie, in aggiunta alle consuete quattro riunioni all’anno. Durante le riunioni straordinarie possono essere adottate decisioni formali.

 

Gli incontri e le votazioni

A tal fine di mantenere un contatto diretto con i 27 Capi di Stato o di governo per dare seguito alle decisioni adottate e preparare le riunioni successive, il Presidente del Consiglio Europeo incontra regolarmente i membri a Bruxelles, nelle capitali degli Stati membri e in videoconferenza. Inoltre, il Presidente dialoga spesso anche con i leader dei paesi terzi.

Mentre nella maggior parte delle ipotesi le decisioni vengono “votate” per consenso, in alcuni casi specifici, previsti dai trattati UE (ad esempio per l’adozione di atti giuridici), il Consiglio Europeo decide mediante votazione. La votazione su un determinato punto dell’ordine del giorno può essere avviata o su iniziativa del Presidente o di qualsiasi altro membro, a condizione che la maggioranza dei membri restanti sia favorevole.

Esistono tre metodi di voto:

  • Unanimità: richiesta, ad esempio, quando il Consiglio Europeo decide in merito al numero di membri della Commissione europea;
  • Maggioranza qualificata: quando stabilisce l’elenco delle formazioni del Consiglio o quando propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione;
  • Maggioranza semplice: per adottare decisioni di procedura in virtù del suo regolamento interno;

 

Le decisioni adottate mediante votazione richiedono un quorum (ossia la presenza di due terzi dei membri). Alla votazione non partecipano né il presidente del Consiglio europeo né il Presidente della Commissione.

Tra una riunione e l’altra il Consiglio Europeo può adottare decisioni su questioni urgenti mediante votazione per iscritto, se il Presidente propone di ricorrere a tale procedura e tutti i membri sono d’accordo.

Informazioni

[1] Per un approfondimento sulla figura del Presidente della Commissione Europea e su come viene eletto: L’elezione del Presidente della Commissione Europea – DirittoConsenso.

[2] Proteggere i cittadini e le libertà; sviluppare una base economica forte e vivace; costruire un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero; promuovere gli interessi e i valori europei sulla scena mondiale.


Corte Penale Internazionale

La Corte Penale Internazionale

La Corte Penale Internazionale è un importante tribunale internazionale. Approfondiamo il funzionamento interno, gli scopi e come avviene un processo contro un individuo

 

Origine dello Statuto della Corte Penale Internazionale

Istituita a Roma nel 1998 e operativa all’Aia dal 2002, la Corte Penale Internazionale (International Criminal Court, indicata con la sigla ICC ed in italiano CPI) è un tribunale internazionale permanente. Il suo scopo è di perseguire individui – siano essi esponenti di un governo o privati cittadini – responsabili di gravi crimini di rilevanza internazionale. Questi crimini, indicati nello Statuto della Corte, includono genocidio, crimini contro l’umanità, di aggressione e crimini di guerra.

Il progetto di un Tribunale simile era stato ideato originariamente in seno alla Società delle Nazioni: infatti, nel Trattato di pace di Versailles del 1919, era stato inserito un articolo che prescriveva di giudicare Guglielmo II, ex imperatore di Germania, di fronte ad un Tribunale internazionale, per “offesa suprema contro la morale internazionale e l’autorità sacra dei Trattati”.

Dopo la creazione dei tribunali internazionali, a Norimberga e a Tokyo, e la nascita delle Nazioni Unite, riprese vigore l’iniziativa di creare una giurisdizione penale internazionale, individuando anche i crimini che quest’organo sarebbe stato chiamato a giudicare. Pertanto, la Commissione del diritto internazionale (International Law Commission)[1] venne incaricata di preparare un primo progetto di statuto. Inoltre, nel 1948, in riferimento alla Convenzione per la prevenzione e la punizione dei crimini di genocidio, su impulso dell’Assemblea Generale dell’ONU, all’ art. 6 della risoluzione n. 260, era stata prevista la possibilità per gli Stati di deferire i giudizi sui crimini di genocidio ad un Tribunale internazionale appositamente costituito.

Gli avvenimenti della guerra fredda, combinati assieme a una serie di difficoltà di merito – ad esempio l’individuazione di una definizione comune di crimine di aggressione – comportarono una lunga sospensione dei lavori preparatori.

Su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, negli anni Ottanta, in un contesto internazionale nuovo, riprese l’attività di riflessione e di elaborazione e dopo l’esperienza dei due tribunali speciali degli anni Novanta per il Rwanda e l’ex Jugoslavia, finalmente nel 1998, si arrivò alla firma dello Statuto di Roma.

 

Composizione, giurisdizione e competenza della Corte Penale Internazionale

Ad oggi la Corte Penale Internazionale conta 123 Stati membri.Non sono ancora firmatari dello Statuto di Roma alcune delle superpotenze che siedono anche nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU come ad esempio, Russia, Stati Uniti e Cina. Inoltre, seppur è evidente il coinvolgimento diretto delle Nazioni Unite nella creazione della Corte, il preambolo e l’art. 2 dello Statuto ne sottoscrivono l’indipendenza: essa è prima di tutto indipendente e contemporaneamente collegata con il sistema delle Nazioni Unite.

Essere membro della CPI implica l’accettazione della sua giurisdizione: questa si declina in maniera peculiare rispetto ad un classico tribunale di giustizia.

L’Articolo 17 dello Statuto afferma il cosiddetto principio di complementarità. La Corte infatti non è competente a giudicare un caso se:

  1. sullo stesso caso sono in corso indagini o procedimenti penali condotti da uno Stato che ha su di esso giurisdizione, a meno che tale Stato non abbia la volontà o sia nell’incapacità di svolgere veramente le indagini o l’azione penale;
  2. il caso è stato oggetto di indagini condotte da parte di uno Stato che ha su di esso giurisdizione e tale Stato ha deciso di non procedere nei confronti della persona interessata, a meno che la decisione non costituisca il risultato del rifiuto o dell’incapacità dello Stato di procedere veramente;
  3. la persona interessata è già stata giudicata per la condotta oggetto della denuncia e non può essere giudicata dalla Corte;
  4. il caso non è sufficientemente grave da giustificare un’ulteriore azione da parte della Corte.

 

Dunque, la Corte non è autorizzata ad agire in nessuno di questi casi, a meno che non si manifesti incapacità o difetto di volontà dei tribunali nazionali.

Per difetto di volontà si fa riferimento a ipotesi di ritardo ingiustificato nell’instaurazione del processo oppure mancanza di imparzialità o indipendenza del sistema giudiziario nazionale.

Per inabilità, invece, si fa riferimento ai casi in cui lo Stato non sia in grado di formulare un’accusa o raccogliere le prove necessarie; collasso del sistema giudiziario nazionale a causa di eventi specifici come rivolte o guerre civili.

La giurisdizione della Corte Penale Internazionale presenta alcune caratteristiche peculiari, che la differenziano da qualsiasi altro palazzo di giustizia. Essa, infatti, non può agire universalmente, ma è soggetta ad alcuni limiti, di varie tipologie:

  1. Rationae materiae: l’ambito di competenza della Corte è circoscritto ai crimini individuati all’articolo 5 dello Statuto;
  2. Rationae temporis: la Corte è competente a giudicare su fatti commessi dopo l’entrata in vigore dello Statuto. Per tutti gli Stati membri originari, dunque, la data significativa è il 2002; tuttavia, per gli Stati che hanno ratificato lo Statuto successivamente, esso è divenuto vincolante dal primo giorno del mese dopo il deposito della ratifica del trattato.
  3. Rationae loci: i fatti devono essere avvenuti entro i confini territoriali di uno degli Stati membri.
  4. Rationae personae o principio della personalità attiva: l’accusato deve essere un cittadino di uno Stato membro.

 

Tali principi sono sempre vincolanti, eccezion fatta per il caso in cui sia il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a richiedere l’intervento della Corte.

La competenza della CPI è relativa ai crimini più gravi di rilievo per l’intera comunità internazionale, ed in particolare:

  • genocidio
  • crimini contro l’umanità
  • crimini di guerra
  • crimini di aggressione.

 

La CPI è composta dai seguenti organi: la Presidenza, la Sezione d’appello, la Sezione di prima istanza, la Sezione preliminare, l’Ufficio del Procuratore e la Cancelleria.

L’Assemblea degli Stati parti, composta da un rappresentante per ciascuno Stato, ha funzioni relative all’amministrazione alla gestione degli aspetti finanziari. Essa ha inoltre il potere di eleggere i giudici: 18 individui scelti in base alle candidature presentati dagli Stati e dotati di alte qualità morali, di imparzialità ed integrità. Una volta eletti, i giudici rimangono in carica per nove anni e non sono rieleggibili.

Il Presidente, i Vicepresidenti e il Cancellieri sono eletti dalla Corte stessa, mentre spetta sempre all’Assemblea degli Stati parti nominare il Procuratore generale e dei Procuratori aggiunti.

Il Procuratore esercita l’azione penale in piena autonomia, operando secondo i principi di indipendenza e imparzialità. Come i giudici, anche il Procuratore rimane in carica per nove anni senza la possibilità di essere rieletto.

La Cancelleria si occupa degli aspetti non giudiziari dell’amministrazione della giustizia e dei servizi della Corte, in particolare nelle aree della difesa, vittime e testimoni, outreach e detenzione.

La Corte, inoltre, include anche un certo numero di uffici semi-autonomi quali l’Office of Public Counsel for Victims e l’Office of Public Counsel for Defence. Questi uffici, di cui si occupa la Cancelleria per tutte le questioni amministrative, operano per ogni altro aspetto in maniera del tutto indipendente. L’Assemblea degli Stati parte ha, infine, istituito un fondo a favore delle vittime dei crimini e delle loro famiglie.

 

Come si svolge un processo davanti alla Corte?

Lo svolgimento di un processo di fronte i giudici della CPI si suddivide in diverse fasi.

  1. Esame preliminare

In primo luogo, l’Ufficio del Procuratore deve determinare se vi siano prove sufficienti di crimini di gravità tale da rientrare nella giurisdizione della CPI, se siano in corso procedimenti nazionali autentici, e se l’apertura di un’indagine sia nell’interesse della giustizia internazionale e delle vittime.

Se tali condizioni non sono soddisfatte o se la giurisdizione della Corte non può essere azionata, l’Ufficio del Procuratore non può investigare.

Al contrario, se le prove raccolte sono sufficienti e idonee ad identificare un sospettato e la giurisdizione della Corte può essere attivata, l’Ufficio del Procuratore può richiedere che i giudici emanino:

  1. Un mandato di arresto internazionale, per la cui applicazione è necessaria la collaborazione degli Stati membri;
  2. L’ordine di presentarsi di fronte i giudici, che se violato, è seguito dal mandato di arresto.
  1. Pre-Trial stage

In questa seconda fase, un collegio di tre giudici confermano l’identità del sospettato e si assicurino che lo stesso comprenda la qualifica dell’accusa mossagli.

In udienza, dopo le dichiarazioni iniziali del Procuratore, della Difesa e dei rappresentanti legali delle vittime, il collegio giudicante, entro 60 giorni, comunica che il processo può continuare, se sono state raccolte un numero sufficiente di prove ammissibili.

Se il sospettato non viene arrestato o non si presenta, si possono presentare atti legali, ma le udienze non possono iniziare.

  1. Trial stage

Il Procuratore deve provare la colpa dell’accusato oltre ogni ragionevole dubbio davanti ad un collegio giudicante di tre giudici, i quali devono prendere in esame tutte le prove presentate e poi elaborare un verdetto. Se il verdetto indica la colpevolezza dell’accusato, allora la Corte emette sentenza. La Corte può condannare l’imputato fino a 30 anni di reclusione ed in casi particolare, può decidere anche per l’ergastolo. Inoltre, i giudici possono ordinare mezzi di risarcimento per le vittime.

Tutte le sentenze sono soggette a riesame nel secondo grado di giudizio, che può essere richiesto sia dalla Difesa che dal Procuratore.

Tuttavia, se le prove indicano uno scarso convincimento dei giudici, il caso viene chiuso e l’accusato viene rilasciato in libertà. Anche le sentenze di assoluzione possono essere impugnate sia dalla Difesa che dalla Procura

  1. Secondo grado di giudizio

Oltre la sentenza e il verdetto, le vittime e la persona condannata possono impugnare un ordine di riparazione.

I ricorsi sono decisi da cinque giudici della Camera d’appello, che non sono mai gli stessi giudici che hanno emesso il verdetto originale. La Camera d’appello decide se confermare la decisione impugnata, modificarla o annullarla. Si tratta quindi del giudizio definitivo, a meno che la Camera d’appello non ordini un nuovo processo davanti alla Camera di primo grado

 

Conclusioni

La Corte Penale Internazionale è un tribunale internazionale permanente ma con giurisdizione limitata. Essa opera per mantenere la giustizia nella comunità internazionale quando vengano commessi crimini specifici, per i quali è competente, secondo lo Statuto di Roma. Possiede, dunque, un ruolo centrale nell’assetto degli equilibri delle relazioni tra Stati: basti pensare all’emissione del mandato di arresto nei confronti del Presidente russo Putin a causa della guerra mossa contro l’Ucraina oppure al noto caso Al Mahdi che ha riguardato per la prima volta nella storia della Corte Penale Internazionale una pronuncia in tema di distruzione intenzionale del patrimonio culturale[2]. Tuttavia, ancora oggi, la Corte conta solo 123 membri, tra cui non si annoverano Paesi come gli Stati Uniti e dunque, il suo raggio d’azione rimane ancora parziale.

Informazioni

Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, 1998.

Schabas W., An Introduction to the International Criminal Court, Cambridge University Press, 2020.

[1] La Commissione del diritto internazionale è un importante organo sussidiario permanente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite il cui compito principale è promuovere lo sviluppo del diritto internazionale attraverso anche la codificazione della materia. Per un approfondimento sulla codificazione del diritto internazionale rinvio al seguente articolo pubblicato su DirittoConsenso: La codificazione nel diritto internazionale – DirittoConsenso.

[2] Per un’attenta ricostruzione dei fatti del caso Al Mahdi e delle conseguenze di questa pronuncia: Distruzione del patrimonio culturale nel diritto internazionale: il caso Al Mahdi – DirittoConsenso.


Assemblea Generale delle Nazioni Unite

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Funzionamento e scopi dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: spiegazione delle attività e dei lavori

 

Assemblea Generale delle Nazioni Unite: caratteristiche, composizione e sessioni

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (United Nations General Assembly o UNGA) è uno degli organi principali dell’Organizzazione. Essa costituisce un forum unico nel suo genere per la discussione multilaterale sull’intero spettro delle questioni di maggiore interesse nella comunità internazionale che rientrino nella cornice legale delineata dalla Carta delle Nazioni Unite secondo le finalità dell’Organizzazione.

L’Assemblea Generale è un organo plenario, in cui sono rappresentati – su base egualitaria – tutti gli Stati Membri dell’ONU; ciascuno dei 193 Stati rappresentati possiede un voto. Così come afferma l’articolo 9 della Carta di San Francisco del 1945, ogni Membro non può avere più di cinque rappresentanti nell’Assemblea Generale.

L’Assemblea Generale, per portare avanti i suoi lavori, si può riunire in una sessione ordinaria annuale (da settembre a dicembre di ogni anno), alcune sessioni speciali e sporadiche sessioni speciali d’emergenza. Le sessioni speciali sono convocate dal Segretario Generale su richiesta del Consiglio di Sicurezza o della maggioranza dei Membri delle Nazioni Unite (articolo 20 della Carta).

Il dibattito tra i rappresentanti delle Nazioni procede attraverso punti e sottopunti dedicati all’ordine del giorno, che portano all’adozione di atti specifici, denominati raccomandazioni. L’intera procedura è normata all’interno del regolamento dell’Assemblea, da essa stessa stabilito, nonché dal suo Presidente eletto per ogni sessione. Durante tali riunioni, inoltre, i partecipanti all’Assemblea Generale discutono di qualsiasi questione che rientri nei fini delle Nazioni Unite e, a tal fine, producono raccomandazioni indirizzate agli Stati e agli altri organi dell’ONU. Le decisioni dell’Assemblea Generale su questioni importanti sono prese a maggioranza di due terzi dei Membri presenti e votanti.

La disposizione delle sedute nella Sala dell’Assemblea Generale cambia per ogni sessione. Durante la 78a Sessione (2023-2024), ad esempio, la Macedonia del Nord occuperà il primo posto nell’Aula, compresi i Comitati Principali (seguita da tutti gli altri paesi, in ordine alfabetico inglese).

L’azione dell’Assemblea è stata determinante soprattutto durante la fase della decolonizzazione, in ambito della promozione e tutela dei diritti umani[1] e nella formazione del diritto dell’ambiente[2], assicurando un contributo fondamentale alla codificazione e allo sviluppo progressivo del diritto internazionale[3].

 

Competenza e funzionamento

In generale, l’articolo 10 della Carta afferma che l’Assemblea Generale può discutere su qualsiasi materia o questione che rientri nelle finalità dell’ONU, o che faccia riferimento ai poteri ed alle funzioni degli altri organi esistenti. Inoltre, a seguito di tali ragionamenti, l’Assemblea può produrre delle raccomandazioni rivolte ai Membri delle Nazioni Unite od al Consiglio di Sicurezza, aventi ad oggetto la materia o la questione sopracitate.

Le competenze principali dell’Assemblea Generale sono poi enunciate all’articolo 18 della Carta:

  • raccomandazioni riguardo al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;
  • l’elezione dei Membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza;
  • l’elezione dei Membri del Consiglio Economico e Sociale;
  • l’elezione di Membri del Consiglio di Amministrazione Fiduciaria a norma del paragrafo 1c dell’articolo 86;
  • l’ammissione di nuovi Membri delle Nazioni Unite;
  • la sospensione dei diritti e dei privilegi di Membro;
  • l’espulsione di Membri;
  • le questioni relative al funzionamento del regime di amministrazione fiduciaria;
  • le questioni di bilancio;
  • l’istituzione degli organi sussidiari che ritenga necessari per l’adempimento delle sue funzioni.

 

Le decisioni su altre questioni, non comprese all’interno di questo elenco ma evidenziate in altre sezioni della Carta, compresa la determinazione di categorie addizionali di questioni da decidersi a maggioranza di due terzi, sono prese a maggioranza dei Membri presenti e votanti.

 

Cosa può fare l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace?

In tema di mantenimento della pace (la finalità principale dell’intero assetto delle Nazioni Unite), l’Assemblea Generale incontra alcuni limiti poiché la responsabilità principale in questa materia viene attribuita al Consiglio di Sicurezza.

Il Segretario Generale, con il consenso del Consiglio di Sicurezza, ha un doppio ruolo: da un lato, informa l’Assemblea Generale, durante ciascuna sessione, di tutte le questioni relative al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale di cui stia trattando il Consiglio di Sicurezza; del pari, comunica all’Assemblea Generale, o ai Membri delle Nazioni Unite (se l’Assemblea Generale non è in sessione), non appena il Consiglio di Sicurezza cessi dal trattare tali questioni.

In primo luogo, l’Assemblea Generale può esaminare i princìpi generali di cooperazione della comunità internazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. In tale categoria generale vengono ricompresi i princìpi regolanti il disarmo e la disciplina degli armamenti. Oltre che di propria sponte, l’Assemblea Generale agisce quando una questione relativa al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale le sia sottoposta da un Membro delle Nazioni Unite in conformità all’articolo 35 paragrafo 2. Quando si renda necessaria un’azione effettiva, la materia deve essere deferita al Consiglio di Sicurezza da parte dell’Assemblea Generale, prima o dopo la discussione.

In ultimo, l’Assemblea Generale può richiamare l’attenzione del Consiglio di Sicurezza sulle situazioni che siano suscettibili di mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionale.

In tema di risoluzione delle controversie, l’articolo 12 della Carta statuisce che durante l’esercizio delle funzioni conciliative del Consiglio di Sicurezza, l’Assemblea Generale è tenuta all’astensione dal fare qualsiasi tipo di raccomandazione riguardo a tale controversia o situazione, a meno che il suo intervento non venga richiesto dal Consiglio stesso.

Subordinatamente alle disposizioni dell’articolo 12, l’Assemblea Generale può raccomandare misure per il regolamento pacifico di qualsiasi situazione che, indipendentemente dalla sua origine, ritenga suscettibile di pregiudicare l’equilibrio delle relazioni amichevoli tra Nazioni, ivi comprese le situazioni risultanti da una violazione delle disposizioni della Carta.

L’Assemblea Generale, inoltre, riceve ed esamina le relazioni annuali e speciali del Consiglio di Sicurezza che rendicontino sulle misure attuate dal Consiglio per il mantenimento della pace e di tutti gli altri organi delle Nazioni Unite.

 

L’efficacia degli atti emanati

L’articolo 13 della Carta afferma che l’Assemblea Generale intraprende studi e fa raccomandazioni allo scopo di:

  1. promuovere la cooperazione internazionale nel campo politico ed incoraggiare lo sviluppo progressivo del diritto internazionale e la sua codificazione;
  2. sviluppare la cooperazione internazionale nei campi economico, sociale, culturale, educativo e della sanità pubblica, e promuovere il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, o di religione.

 

Negli anni le risoluzioni dell’Assemblea Generale hanno ratificato e promosso diverse Convenzioni internazionali, oggi in vigore in diversi o tutti gli Stati Membri. Esempi di questi trattati internazionali sono la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia del 1989, la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni del 2007, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e molte altre.

Nonostante la magnitudo di tali tematiche, l’Assemblea Generale può emanare una specifica tipologia di atti: le raccomandazioni. La caratteristica più rilevante degli stessi è la loro non vincolatività: dunque, i destinatari (che siano Stati o organi ONU) non sono obbligati a conformarsi al contenuto della raccomandazione ricevuta.

Detto ciò, è utile comunque sottolineare che le risoluzioni dell’Assemblea hanno valore riconosciuto, provenendo da un organo principale delle Nazioni Unite. Molte volte, infatti, sono state utilizzate per l’interpretazione e lo studio del diritto internazionale. Ad esempio, riguardo l’interpretazione dell’articolo 39 della Carta, l’Assemblea Generale ha esplicato una serie di ipotesi di “atto di aggressione che vanno dall’invasione o attacco contro il territorio di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato, al bombardamento, al blocco dei porti, fino alla messa a disposizione del proprio territorio per il compimento di atti di aggressione da parte di un altro Stato e all’invio o al sostanziale coinvolgimento nelle operazioni di bande o gruppi armati[4].

Dunque, se generalmente è evidente la natura non obbligatoria di tali atti, nel caso di alcune risoluzioni dell’Assemblea Generale riguardanti argomenti interni alle Nazioni Unite, quali le decisioni di bilancio o le istruzioni dirette agli organi ONU di rango minore, essi vincolano chiaramente i loro destinatari.

 

Conclusioni finali

L’Assemblea Generale dell’ONU è, tra gli organi principali, quello maggiormente rappresentativo della comunità degli Stati Membri delle Nazioni Unite. Il suo ruolo di “forum” di discussione permette alle delegazioni delle Nazioni di alimentare il dibattito attorno a temi fondamentali per la crescita e la continuazione delle relazioni tra Stati.

Tuttavia, a volte gli Stati non sono in grado di riconoscere l’effettivo potenziale di tale organo: vedasi ad esempio le assenze numerose durante i lavori della 78esima edizione, che aveva come punto all’ordine del giorno il conflitto in Ucraina. Di certo, uno dei motivi dello status quo è la natura non vincolante delle raccomandazioni che l’Assemblea emana. Tra coloro che invocano una riforma dell’assetto delle Nazioni Unite in una direzione sempre più interventista ed efficace dell’Organizzazione, sicuramente aleggia il desiderio di rendere anche tali atti vincolanti per i Membri.

Informazioni

Carta delle Nazioni Unite, 1945.

B. Conforti, C. Focarelli, Le Nazioni Unite, CEDAM, XII edizione, 2020.

[1] Il ruolo degli organi internazionali quasi-giudiziari e la tutela dei diritti umani – DirittoConsenso

[2] Un’introduzione al diritto internazionale dell’ambiente – DirittoConsenso

[3] La codificazione nel diritto internazionale – DirittoConsenso

[4] United Nations, Doc. A/RES/3314(XXIX), Definition of Aggression, 14 dicembre 1974 e Doc. A/8082 (XXV), Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations and Co-operation among States in accordance with the Charter of the United Nations, 24 ottobre 1970.


Organizzazione degli Stati Americani

L'Organizzazione degli Stati Americani

Origine, funzionamento e competenze dell’Organizzazione degli Stati Americani

 

Cenni storici sull’origine dell’Organizzazione degli Stati Americani

L’Organizzazione degli Stati Americani nacque dopo secoli di intense battaglie e lotte sociali, quando i popoli dell’America Latina, nel corso del XIX secolo, raggiunsero l’emancipazione rispetto agli Stati europei che avevano colonizzato quei territori già a partire dalla fine del XV secolo. Questo periodo storico, caratterizzato dall’istituzione delle prime Repubbliche latine, ha visto però persistere l’influenza dei vecchi colonizzatori nell’economia e nella politica dei neocostituiti Stati latini. In virtù di questa conquista di libertà, iniziava a svilupparsi tra questi Stati il progetto[1] di unirsi in alleanza per respingere e fronteggiare più efficacemente le ingerenze esterne.

Verso la fine del 1889, il governo degli Stati Uniti convocò la prima Conferenza Panamericana a Washington, un punto di partenza fondamentale per lo sviluppo del cosiddetto “panamericanismo“. Questo concetto vedeva l’America come un’entità economica e politica riunita sotto l’ombrello di una presunta “unità continentale”[2]. Difatti, la politica estera statunitense, durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt, si era prefissata lo scopo di rendere gli Stati Uniti come stato leader di questa nuova alleanza.

L’obiettivo della Conferenza di Washington era quello di discutere e raccomandare piani di arbitrato per la risoluzione di controversie tra gli Stati, oltre a considerare miglioramenti negli scambi commerciali e nei mezzi di comunicazione tra i Paesi membri. Questa Conferenza ha portato alla costituzione dell'”Unione Internazionale delle Repubbliche Americane”, successivamente diventata l'”Unione Panamericana” e, infine, l’attuale Segreteria Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (Organization of American States o OAS). La Conferenza ha anche raccomandato disposizioni per regolare l’estradizione e fornito linee guida per un trattato sull’arbitrato al fine di evitare il ricorso alla guerra tra le nazioni americane.

L’OAS, tuttavia, nacque ufficialmente durante la IX Conferenza Internazionale degli Stati Americani, che si tenne a Bogotá, in Colombia, nel 1948. 21 Stati adottarono:

  • la Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani (con effetto dal dicembre 1951),
  • il Trattato Americano per la Soluzione Pacifica delle Controversie (Patto di Bogotá),
  • la Dichiarazione Americana dei Diritti e Doveri dell’Uomo e
  • l’Accordo Economico di Bogotá, che cercava di promuovere la cooperazione economica tra gli Stati Americani.

 

Ancora, la Conferenza stabilì la clausola di permissività nel Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR), che garantiva il principio di solidarietà continentale nell’affrontare situazioni minacciose per la pace in America, incluso l’uso della forza.

Come la stessa Carta dell’OAS, il sopramenzionato Patto di Bogotá obbliga le parti contraenti a risolvere le controversie tra gli Stati Americani con mezzi pacifici ed elenca le relative procedure da seguire: mediazione, indagine e conciliazione, buoni uffici, arbitrato e, in caso di fallimento, ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.

La Dichiarazione Americana dei Diritti e Doveri dell’Uomo, adottata mesi prima della Dichiarazione Universale, sottolineò l’impegno della regione alla protezione internazionale dei diritti umani e preparò la strada per l’adozione successiva della Convenzione Americana sui Diritti Umani (Patto di San José), adottata nel 1969 ed entrata in vigore nel 1978.

Fu anche stabilito il rapporto dell’OAS con la neonata Organizzazione delle Nazioni Unite[3] infatti, l’articolo 1 della Carta afferma che: “All’interno delle Nazioni Unite, l’Organizzazione degli Stati Americani è un’agenzia regionale“, conformemente alle disposizioni del Capitolo VIII (Accordi Regionali) della Carta di San Francisco, e come tale ha partecipato alle attività relative alla pace e alla sicurezza nella regione, specialmente e più recentemente in vari momenti della storia di Haiti, quando le due organizzazioni hanno intrapreso missioni congiunte.

A seguito di tale evento, le Conferenze degli Stati Americani si sono incontrate a intervalli variabili fino a quando, nel 1970, sono state sostituite dalle sessioni dell’Assemblea Generale dell’OAS, una volta che il Protocollo di Modifica della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani, adottato a Buenos Aires, è entrato in vigore.

 

Attualità dell’OAS: competenze e struttura

I quattro pilastri dell’Organizzazione degli Stati americani sono democrazia, diritti umani, sicurezza e sviluppo. Essi si intrecciano tra loro attraverso il dialogo politico, l’inclusione, la cooperazione e gli strumenti giuridici istituiti nell’ambito dell’Organizzazione. La complessità delle strutture e degli organismi che fanno capo all’OAS rispecchia non solo la lunga storia della cooperazione interamericana, ma anche i numerosi campi dove questa è attiva.

Per raggiungere i suoi obbiettivi, l’OAS agisce tramite i seguenti organi:

  • l’Assemblea Generale;
  • la riunione consultiva dei ministri degli Affari esteri;
  • il Consiglio Permanente;
  • il Consiglio Interamericano per lo Sviluppo Integrale;
  • il Comitato Giuridico Interamericano;
  • la Commissione interamericana sui diritti umani;
  • il Segretariato Generale;
  • Convegni specializzati;
  • Organi sussidiari creati dall’Assemblea Generale.

 

In particolare, l’Assemblea Generale tiene una sessione ordinaria all’anno e si riunisce in via straordinaria in circostanze particolari. L’incontro consultivo è convocato per affrontare questioni urgenti di interesse comune e per fungere da organo consultivo ai sensi del Trattato interamericano di mutua assistenza (TIAR), che è il principale strumento di azione collettiva in caso di aggressione. L’Assemblea generale è il più importante organo deliberativo e comprende le delegazioni di tutti gli stati membri, ciascuna delle quali ha un voto nei processi decisionali

Il Consiglio Permanente, invece, ascolta qualsiasi questione sottopostagli dall’Assemblea Generale o dalla Riunione Consultativa e dà seguito alle decisioni di questi due organi quando la relativa attuazione non è stata affidata a nessun altro organismo; assicura il mantenimento delle relazioni amichevoli tra gli Stati membri nonché il rispetto delle norme di funzionamento del Segretariato Generale.

Il Consiglio permanente prepara i lavori per l’Assemblea generale, fa da raccordo tra questa e le altre strutture dell’Organizzazione, vigila e assiste gli stati membri nel mantenimento di reciproche relazioni amichevoli, facilita lo scambio e la cooperazione tra l’OAS e le altre principali organizzazioni internazionali, sia mondiali che continentali. Nella sua attività il Consiglio opera a stretto contatto con il Segretariato generale, il principale organo amministrativo dell’Organizzazione, dal momento che ne approva le disposizioni necessarie per lo svolgimento delle sue funzioni nei casi in cui l’Assemblea generale non è riunita.

Il Consiglio interamericano per lo sviluppo integrale, invece, istituito dal Protocollo di Managua nel 1993 e che annovera diverse strutture sussidiarie, è il principale organismo OAS responsabile per tutti i progetti che riguardano la cooperazione allo sviluppo.

In ultimo, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani è uno dei due organi del Sistema Interamericano responsabile della promozione e della tutela dei diritti umani. È composto da sette membri, eletti dall’Assemblea Generale, che esercitano le loro funzioni individualmente per un periodo di quattro anni, rinnovabile una volta. La CADU è stata creata con una risoluzione del Quinto Incontro Consultativo dei Ministri delle Relazioni Estere a Santiago del Cile nel 1959. È stata ufficialmente costituita nel 1960, quando il Consiglio dell’Organizzazione degli Stati Americani ha approvato il suo Statuto. Con la Convenzione americana sui diritti umani (Patto di San Josè di Costarica) del 1967 (entrato in vigore nel 1978, e ratificato ad oggi da 25 Stati, tra cui non figurano gli Stati Uniti d’America) e con i successivi protocolli alla Convenzione è stato istituito il sistema inter-americano di promozione e protezione dei diritti umani caratterizzato dalla creazione di una Commissione e di una Corte americana dei diritti umani. Altri documenti essenziali adottati dall’OSA in materia di diritti umani sono la Convenzione inter-americana sulla prevenzione, la punizione e l’eradicazione della violenza contro le donne del 1994 (Convenzione di Belèm do Parà), la Convenzione inter-americana per la prevenzione e la punizione della Tortura (1985) e la Convenzione inter-americana sulla sparizione forzata delle persone (1994) e la Convenzione inter-americana sul traffico internazionale di minori (1994).

Altro organo primario dell’organizzazione è il Meeting di consultazione dei ministri degli esteri, che si riunisce per la discussione di problemi e questioni di rilevante urgenza o importanza. Accanto a questo si trovano tanto le regolari sedute, dove si incontrano i ministri degli stati membri competenti nelle materie oggetto di discussione e cooperazione, quanto tutta una serie di comitati, agenzie, organismi decentralizzati e conferenze, permanenti e non, istituiti negli anni come riferimento nel funzionamento dell’Organizzazione e nella gestione delle attività su alcune materie specifiche.

Oltre all’Unione Panamericana, furono gradualmente istituite varie istituzioni per facilitare la cooperazione in settori specifici. Nel corso degli anni, e con nomi variabili, furono formate le seguenti istituzioni, che intrapresero compiti importanti: l’Organizzazione Panamericana della Sanità (1902), che successivamente divenne anche l’ufficio regionale della futura Organizzazione Mondiale della Sanità; il Comitato Giuridico Interamericano (1906); l’Istituto Interamericano per l’Infanzia (1927); la Commissione Interamericana delle Donne (1928); l’Istituto Panamericano di Geografia e Storia (1928); l’Istituto Interamericano per la Cooperazione Agricola (1942); e la Commissione Interamericana di Difesa (1942), seguite poi, dopo la creazione dell’OAS, dalla Banca Interamericana di Sviluppo, dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani, dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani, dalla Commissione Interamericana per il Controllo degli Abusi di Droga, dalla Commissione Interamericana delle Telecomunicazioni, dal Comitato Interamericano dei Porti, dal Centro di Studi sulla Giustizia delle Americhe e altre ancora.

Una Corte Interamericana di Giustizia fu proposta già nel 1923 ma non si materializzò mai, anche se c’era un precedente sotto la forma della Corte di Giustizia dell’America Centrale, che funzionò dal 1907 al 1918. Così fu creata un’intera rete di istituzioni internazionali regionali per rafforzare la cooperazione tra gli Stati Americani su una vasta gamma di argomenti all’ordine del giorno regionale.

Anche se non previste dalla Carta, dal 1994 si tengono i Summit politicamente molto importanti dei Capi di Stato e di Governo delle Americhe, che emettono decisioni e raccomandazioni, generalmente sotto forma di Dichiarazione e Piano d’Azione, riguardanti gli obiettivi da raggiungere da parte delle organizzazioni del sistema interamericano e, in particolare, dell’OAS.

 

Funzionamento dell’OAS: meccanismi di monitoraggio

L’OAS è il principale forum politico delle Americhe, dove i paesi indipendenti del Nord, del Centro, del Sud e dei Caraibi si uniscono per portare avanti i loro obiettivi comuni e negoziare le loro differenze.

Gli stati membri dell’OAS si ritengono reciprocamente responsabili su una serie di questioni. Hanno adottato meccanismi innovativi per valutare i loro progressi nella lotta contro le droghe illecite, la corruzione e la violenza domestica.

  • Meccanismo multilaterale di valutazione (MEM)

Il meccanismo multilaterale di valutazione (MEM) è uno strumento della Commissione interamericana per il controllo dell’abuso di droghe (CICAD) progettato per misurare i progressi compiuti dai 34 stati membri dell’OAS nella lotta contro le droghe illecite. Questa valutazione viene effettuata attraverso la preparazione e la pubblicazione di rapporti nazionali ed emisferici sui progressi compiuti dagli Stati membri in materia di controllo della droga. A seguito di un mandato conferito dai Capi di Stato e di governo in occasione del Secondo Vertice delle Americhe, il MEM è stato creato nel 1999 con l’obiettivo di aumentare il coordinamento, il dialogo e la cooperazione tra i 34 Stati membri al fine di affrontare il problema della droga nella regione in modo più efficace.

 

  • Meccanismo di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione interamericana contro la corruzione (MESICIC)

Il MESICIC è un organismo intergovernativo creato nell’ambito dell’OAS. Supporta gli Stati parti della Convenzione nell’attuazione delle disposizioni della Convenzione attraverso un processo di valutazione reciproca, basato su condizioni di uguaglianza tra gli Stati. Attraverso questo meccanismo vengono formulate raccomandazioni rispetto a quei settori in cui esistono lacune giuridiche o in cui sono ancora necessari progressi.

 

  • Meccanismo di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione interamericana per la prevenzione, la punizione e l’eradicazione della violenza contro le donne (MESECVI)

Fin dalla sua creazione nel 1928, la Commissione interamericana delle donne (CIM) ha lavorato per rafforzare i diritti delle donne. Una delle sue principali iniziative ha portato all’adozione, nel 1994, da parte dell’Assemblea Generale della Convenzione interamericana sulla prevenzione, la punizione e l’eliminazione della violenza contro le donne, nota anche come Convenzione di Belém do Pará. Questo trattato internazionale è stato ratificato da 32 Stati membri dell’Organizzazione.

La Convenzione ha avuto un impatto sulle leggi e sulle politiche di molti Stati membri e ha aumentato la consapevolezza che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani. Tuttavia, gli obiettivi della Convenzione non sono stati ancora pienamente realizzati, e le sue disposizioni non sono state pienamente attuate. Il CIM è giunto a questa conclusione sulla base di uno studio e in seguito ad incontri subregionali su questo tema. Di conseguenza, gli Stati parti della Convenzione hanno deciso di sviluppare un meccanismo di monitoraggio per valutarne sistematicamente l’attuazione nel proprio paese.

 

  • Summit Follow-up Group (GRIC) dei Summit delle Americhe

Il GRIC è l’organo di gestione di base del processo dei Summit e comprende i 34 governi democraticamente eletti degli stati membri delle Americhe OSA. Ogni governo è rappresentato nel SIRG designato dal proprio coordinatore nazionale. Il GRIC è stato istituito nel 1995 ed è presieduto dallo Stato membro che ospita i Summit delle Americhe. La Colombia, paese ospitante del Quinto Vertice, è l’attuale presidente del GRIC.

 

  • Sistema di monitoraggio dei mandati dei Vertici delle Americhe (SISCA)

Con l’obiettivo di migliorare il processo del Vertice al fine di proporre soluzioni concrete e praticabili alle difficoltà legate al Vertice, il Segretariato dei Vertici ha preparato una proposta per un sistema di monitoraggio dei Summit delle Americhe (SISCA), basato sul Sistema di implementazione e gestione degli obiettivi e dei risultati delle politiche governative dell’UNDP (SIGOB). SISCA è un meccanismo che fornirà agli Stati membri gli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi fissati nel mandato in modo che possano essere misurati nel medio e lungo termine attraverso la gestione basata sui risultati.

 

Osservazioni conclusive

Oggi l’Organizzazione degli Stati Americani, grazie alle sue molteplici funzioni, non può definirsi solamente come un mero forum politico bensì un luogo dove “la democrazia, i diritti umani, la sicurezza e lo sviluppo” possono trovare un’implementazione. Eppure, nonostante i grandi traguardi ottenuti, l’Organizzazione non gode della stessa autonomia dagli Stati membri di cui invece gode, ad esempio, l’Unione Europea, con il risultato che le istituzioni “pan-americane” sono molto spesso ostaggio della politica, in particolar modo di quella statunitense. Le attività ed i programmi, comunque, appaiono estremamente diversificati con l’intento, comune a tutte le agenzie e le istituzioni dell’Organizzazione, di ampliare la promozione, la conoscenza e l’applicazione dei principi e dei valori della Carta dell’OAS.

L’OAS dovrà, quindi, lavorare per migliorare l’efficienza dei propri meccanismi al fine di affrontare le nuove sfide nell’esercizio delle proprie competenze. Gli Stati membri, invece, dovranno risolvere attivamente e nel pieno rispetto dei diritti umani tutte quelle situazioni di disturbo che minano l’applicazione dei principi giuridici che animano l’attività dell’Organizzazione.

Informazioni

OAS: More rights for more people.

Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani, 1948.

Castellana A., L’Organizzazione degli Stati Americani – Le attività nel 2017, in La Comunità Internazionale, 2020.

[1] Ad esempio, il rivoluzionario venezuelano Simon Bolivar, nel corso del XIX secolo, aveva iniziato a sviluppare un ambizioso progetto: unire tutti gli stati della regione in una grande repubblica. La sua visione era che, attraverso una federazione, gli Stati latinoamericani potessero resistere in modo più efficace alle ingerenze straniere

[2] L’evoluzione di questa visione rappresentava un aggiornamento della Dottrina Monroe, poiché il capitalismo nordamericano stava entrando nella sua fase imperialista. Le otto conferenze e le riunioni tra il 1899 e il 1945 segnarono un progressivo aumento dell’influenza economica, politica e militare degli Stati Uniti in America Latina.

[3] L’organo più importante delle Nazioni Unite è il Consiglio di Sicurezza su cui ho scritto questo articolo: Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – DirittoConsenso.


Consiglio di Sicurezza

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Origine e funzionamento del Consiglio di Sicurezza: spiegazione delle attività e dei lavori nell’assetto delle Nazioni Unite

 

Formazione e funzionamento del Consiglio di Sicurezza nell’ambito della Carta ONU

Il Consiglio di Sicurezza, così come delineato nella Carta delle Nazioni Unite del 1945, è l’organo esecutivo dell’Organizzazione, responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Secondo l’articolo 23 della suddetta Carta, esso è composto da quindici membri così suddivisi: cinque permanenti e dieci non permanenti. Inoltre, il Consiglio ha una Presidenza che ruota e cambia ogni mese.

Tra i cinque permanenti figurano: la Cina, la Francia, la Russia, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America. Nell’ambito della procedura di voto[1], questi Stati posseggono il cosiddetto diritto di veto: qualsiasi decisione, nell’ambito del procedimento di votazione del Consiglio, può essere bloccata se anche uno solo dei cinque si oppone. Questo aspetto può rappresentare una sfida significativa quando si cerca di raggiungere un consenso su questioni cruciali.

È evidente come le risultanze della Seconda Guerra Mondiale abbiano influenzato la formazione dell’organo in questione, da cui sono stati esclusi – quanto alla carica di membri permanenti – tutti gli Stati che erano stati sconfitti dagli Alleati. I dieci membri non permanenti sono eletti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite avendo speciale riguardo, in primo luogo, al contributo dei Membri dell’ONU al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale ed agli altri fini dell’Organizzazione, ed inoltre ad un’equa distribuzione geografica. I membri non permanenti rimangono in carica per un periodo di due anni. I membri del Consiglio uscenti non possono essere immediatamente rieleggibili.

Nel 2022 Ecuador, Giappone, Malta, Mozambico e Svizzera sono stati eletti membri non permanenti del Consiglio di sicurezza per il biennio 2023-2024, subentrando a India, Irlanda, Kenya, Messico e Norvegia e affiancando Albania, Brasile, Gabon, Ghana ed Emirati Arabi Uniti.

Ogni membro del Consiglio possiede un voto nel quadro della votazione di una delibera, che prende il nome tecnico-giuridico di risoluzione. Le risoluzioni sono vincolanti e dunque tutti i membri delle Nazioni Unite devono conformarsi al loro contenuto. Per adottare una risoluzione, il Consiglio richiede almeno nove voti favorevoli, compresi tutti i voti dei membri permanenti che non esercitano il veto. Questo processo riflette la volontà dell’ONU di coinvolgere una maggioranza di nazioni nelle decisioni cruciali, cercando di bilanciare i poteri globali.

 

La competenza del Consiglio di Sicurezza

Come abbiamo già introdotto sopra, la principale responsabilità del Consiglio è affrontare minacce alla pace e alla sicurezza internazionale. Per esplicare questa sua funzione primaria, i poteri specifici attribuiti al Consiglio di Sicurezza sono indicati nei capitoli VI, VII, VIII e XII della Carta.

In particolare, il Consiglio di Sicurezza ha il potere di:

  • indagare su qualsiasi controversia o situazione suscettibile di violare la pace internazionale;
  • raccomandare metodi di risoluzione di tali controversie o i termini per un possibile accordo tra Stati;
  • determinare l’esistenza di una minaccia alla pace o di un atto di aggressione e raccomandare le azioni che i membri dell’ONU dovrebbero intraprendere;
  • invitare gli Stati ad applicare sanzioni economiche e altre misure che non implicano l’uso della forza per prevenire o fermare l’aggressione;
  • intraprendere azioni militari contro un possibile aggressore;
  • incoraggiare lo sviluppo della soluzione pacifica delle controversie di carattere locale, mediante gli accordi o le organizzazioni regionali, sia su iniziativa degli Stati interessati, sia per deferimento da parte del Consiglio stesso;
  • raccomandare l’ammissione di nuovi membri;
  • esercitare le funzioni di amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite in “aree strategiche”;
  • raccomandare all’Assemblea Generale la nomina del Segretario Generale e, insieme all’Assemblea, eleggere i giudici della Corte Internazionale di Giustizia;
  • istituire gli organi sussidiari che ritenga necessari per l’adempimento delle sue funzioni.

 

Il cuore centrale dell’attività del Consiglio risiede nei Capitoli VI (soluzione pacifica delle controversie) e VII (azioni rispetto alle minacce e violazioni della pace, e agli atti di aggressione), che ha delineato il cosiddetto sistema di sicurezza collettiva.

In base al dettato del Capitolo VI, il Consiglio ha poteri di natura esclusivamente conciliativa, che si estrinsecano nel proporre raccomandazioni alle parti di una controversia, suscettibile di mettere in pericolo la pace o la sicurezza internazionali.

Il cap. VII, invece, conferisce al Consiglio poteri di natura coercitiva, che possono estrinsecarsi, sulla base dell’accertamento di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione (articolo 39), nell’adozione di misure preventive (articolo 40) o di misure dirette contro gli Stati trasgressori, sia di natura economica (articolo 41) sia comportanti l’uso della forza militare (articolo 42).

 

L’uso della forza nei conflitti: funzioni del Consiglio di Sicurezza

Il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite assume una rilevanza cruciale nel contesto della gestione della rottura dell’equilibrio di pace internazionale. Intitolato “Azione in caso di minaccia alla pace, di violazione della pace e di atto di aggressione”, questo capitolo fornisce al Consiglio di Sicurezza un quadro normativo e operativo per affrontare situazioni di crisi a livello globale. Approfondiamo alcuni degli aspetti chiave che definiscono il ruolo di questo organo nell’ambito del Capitolo VII:

  1. Determinazione della Minaccia alla Pace: Un elemento centrale è la facoltà del Consiglio di Sicurezza di determinare l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione. Queste tre ipotesi costituiscono i cosiddetti presupposti oggettivi di applicabilità e la loro definizione non risulta univoca o certa. Tuttavia, esistono delle indicazioni interpretative che sono state elaborate, in base alla prassi, da parte del Consiglio stesso o da parte dell’Assemblea Generale[2]. Ad esempio, relativamente alla definizione di atto di aggressione, l’Assemblea Generale ha esplicitato una serie di ipotesi ricomprese che vanno dall’invasione o attacco contro il territorio di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato, al bombardamento, fino al blocco dei porti.
  2. Misure di Coercizione: Una volta soddisfatto il prerequisito dell’articolo 39, il Consiglio può adottare misure di coercizione non implicanti l’uso della forza, finalizzate a mantenere o ristabilire la pace. Queste possono variare da sanzioni economiche (embargo) a interruzioni delle relazioni diplomatiche.
  3. Autorizzazione all’Uso della Forza: Tra gli strumenti più potenti a disposizione del Consiglio vi è l’autorizzazione all’uso della forza militare. Tuttavia, questa decisione è vincolata dalla necessità di ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, soggetta al veto dei membri permanenti. Tuttavia, vale la pena sottolineare che le misure in questione devono essere considerate come delle azioni straordinarie, poiché l’utilizzo della forza armata è generalmente vietato nei rapporti tra gli Stati della Comunità internazionale, in base al dispositivo dell’articolo 2 paragrafo 4 della Carta.
  4. Ruolo nella Risoluzione dei Conflitti: Nell’attuare il dettato dell’articolo 42, la Carta prevedeva la formazione di un unico esercito sotto l’egida dell’ONU. Ciò non è mai accaduto ed al fine di superare i limiti lasciati dalla lettera morta della Carta, il Consiglio ha agito nella prassi autorizzando sia missioni di peacekeeping[3] sia gli Stati membri, singolarmente o nella forma di organizzazioni regionali e sub-regionali, ad utilizzare la forza, consentendo l’utilizzo di qualsiasi mezzo che potesse ripristinare la pace.

 

In conclusione, il Capitolo VII conferisce al Consiglio di Sicurezza una serie di poteri ampi e significativi per affrontare le sfide alla sicurezza globale. Tuttavia, l’esercizio di tali poteri è spesso complicato dalle dinamiche politiche tra i membri permanenti e non permanenti del Consiglio. La sua efficacia richiede quindi un costante impegno nel negoziato e nella cooperazione per affrontare le minacce globali e preservare la stabilità internazionale.

 

Considerazioni finali

Il Consiglio di Sicurezza è l’organo che assume il ruolo centrale nell’azione esecutiva delle Nazioni Unite nel mantenimento dell’equilibrio internazionale, in osservanza ai fini dell’Organizzazione enunciati nella Carta.

In molti ne invocano una riforma che renda più equa la differenziazione tra membri permanenti e non: ad esempio l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan aveva incaricato un gruppo di consulenti di esporre delle raccomandazioni in merito a una riforma ed una delle soluzioni proposte fu quella di ampliare il numero di membri permanenti.

In attesa di questo cambiamento, ad oggi il Consiglio esplica la sua attività in prima linea contro le attuali minacce alla pace internazionale, già spezzata dai recenti conflitti in Ucraina ed in Palestina.

Informazioni

Carta delle Nazioni Unite, 1945.

Le Nazioni Unite, B. Conforti, C. Focarelli, CEDAM, 2020.

United Nations – Peace, dignity and equality on a healthy planet (un.org)

[1] Disciplinata all’articolo 27 della Carta e frutto del compromesso raggiunto a Yalta nel 1945 tra Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica.

[2] UN Doc. A/RES/3314(XXIX), Definition of Aggression, 14 dicembre 1974 e Doc. A/8082 (XXV), Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations and Co-operation among States in accordance with the Charter of the United Nations, 24 ottobre 1970.

[3] Traduzione: missioni di mantenimento della pace. Per un approfondimento sulle operazioni di peacekeeping invito a leggere il seguente articolo: Le operazioni di peacekeeping – DirittoConsenso.